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Cronache

Assolto in Kenya dopo 4 anni. Camellini libero

Era accusato di abusi, ma le prove erano lacunose. Presto rientro in Italia

Giustizia Paolo Camellini, era detenuto in Kenya dal 2022

Quattro anni e cinque mesi in un carcere del Kenya con l’accusa di aver abusato di un bimbo di tre anni. Paolo Camellini, 53 anni di Goito, già condannato all’ergastolo nell’agosto 2022, è stato prosciolto da ogni accusa. Una storia assurda cominciata il 15 febbraio 2022 con la denuncia della moglie dell’uomo, Brenda, una donna di Kisumu, città portuale sul lago Vittoria. Camellini, imbianchino della provincia di Mantova, si era trasferito in Kenya per vivere assieme alla donna amata, sposata sei anni prima in Italia e dalla quale si era poi separato, continuando però a frequentarla. Dopo la denuncia, però, l’arresto a Manyatta, quartiere popolare di Kisumu, e la prima condanna al carcere a vita, ridotta in appello a trent’anni. Adesso la sentenza che lo assolve per non aver commesso il fatto. Un’assoluzione piena che mette la parola fine a una vicenda, e a un’indagine, zeppa di lacune e discordanze.

«Il medico legale non ha fornito dettagli convincenti sugli eventuali danni subiti dal bambino - spiega il primo avvocato, Isaac Odero - e non è stato fornito alla Corte nessun esame che rilevasse Dna estraneo su di lui». Il calvario giudiziario di Camellini, sempre dichiaratosi innocente, viene seguito passo dopo passo dalla famiglia e dall’ambasciata italiana a Nairobi. «È stata disposta l’immediata scarcerazione - spiega l’avvocato Alex Rienye - che potrebbe avvenire già oggi» (ieri per chi legge ndr). Più volte i familiari l’hanno visitato in carcere, supportandolo economicamente e, soprattutto, emotivamente. Anche l’ambasciata italiana lo ha sostenuto comunicando alla Farnesina ogni fase del procedimento penale. «L’ambasciatore si sta muovendo per farlo uscire dal carcere e, se tutto andrà bene, la prossima settimana Paolo tornerà a casa - spiega il fratello Mauro Camellini - Speriamo di poterlo riabbracciare presto. Paolo è molto provato ma ha dimostrato grande forza». La notizia della sentenza definitiva è stata comunicata alla famiglia ieri mattina. «Attendevamo questo momento da un anno - continua Mauro - Sono stati anni difficilissimi per tutti noi, ma non abbiamo mai smesso di credere nella sua innocenza». L’uomo ha poi ringraziato l’ambasciatore italiano in Kenya: «Ha fatto tanto per Paolo e per la nostra famiglia. Ora restano da completare alcune pratiche burocratiche, poi finalmente potrà lasciare il carcere e rientrare in Italia». «Aspettiamo soltanto di vederlo tornare a casa - conclude il fratello - Con noi ci saranno anche i tanti amici che in questi anni gli sono rimasti vicini e hanno sostenuto la nostra battaglia».

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