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Cronaca giudiziaria

Caso ricina: davanti ai pm il confronto padre-amica

Per Di Vita si tratta della quinta volta che viene sentito dagli inquirenti

Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte avvelenate con la ricina a Pietracatella nello scorso dicembre, lascia la questura dopo essere stato ascoltato per sei ore, Campobasso 20 agosto 2026. ANSA/Enzo Luongo

La Questura di Campobasso ha nuovamente sentito Gianni Di Vita (foto), marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, le due donne decedute lo scorso Natale per avvelenamento da Ricina a Pietracatella in provincia di Campobasso.

Per Di Vita si tratta della quinta volta che viene sentito dagli inquirenti. La convocazione è arrivata proprio in coincidenza con gli esami tossicologici condotti dal Robert Koch Institut di Berlino sui campioni ematici di Gianni e dell’altra figlia, Alice Di Vita, che avrebbero dato esito negativo escludendo una loro precedente esposizione alla tossina. Su questo punto non è però giunta alcuna comunicazione ufficiale scritta da parte della procuratrice capo di Larino, Elvira Antonelli. Posizione giustificata anche dai tempi necessari per le analisi: dall’abitazione e dai locali annessi sono stati prelevati lo scorso 30 luglio 131 campioni.

Oltre a Di Vita è stata convocata anche una donna sua amica: non è stata resa la sua identità ma non risulta indagata. Al confronto, oltre alla procuratrice Antonelli, ha presenziato anche il capo della Squadra Mobile di Campobasso Marco Graziano.

Al momento l’inchiesta per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico rimane a carico di ignoti.

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