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Cronaca giudiziaria

Sempio rompe il silenzio: “Nessun motivo per un processo”

L’indagato sull’impronta 33: “È stata analizzata? Per me finisce là”

Un frame, tratto dalla trasmissione Quarto Grado, di Andrea Sempio, nei cui confronti si profila una richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Pavia per l'omicidio di Chiara Poggi, 2 ottobre 2026. TV/QUARTO GRADO +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK +++

Andrea Sempio rompe il silenzio. Ai microfoni di«Quarto grado» contesta punto per punto gli elementi dell’accusa. Un eventuale rinvio a giudizio non sembra preoccuparlo: «Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo». In caso contrario, «l’affronteremo», dice Sempio. Si difende sull’impronta 33 ritrovata sul muro delle scale che conducono alla cantina dove fu ritrovata Chiara Poggi. «A noi quelle minuzie non risultano. Quindi per noi non solo non è attribuibile a me, ma non è attribuibile a nessuno in generale». E poi quel che conta, a suo parere, è altro. «È stata analizzata? Sì. C’era del sangue? No. Fine. Per come la vedo io la questione finisce lì», taglia corto. Sempio risponde sulla consulenza medico legale dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, in cui l’impronta di una scarpa a pallini, numero 42, che apparterrebbe all’assassino, è compatibile con il suo piede. «Se tu avessi trovato a casa di Andrea Sempio una scarpa riconducibile a quella sottolinea il 38enne- magari sporca del sangue di Chiara, è un conto. Ma finché dici è compatibile, va bene. Non hai un elemento vero che collega quello». Chiarisce il dettaglio sul numero di scarpe. «Avevo il 44 ai tempi e ce l’ho ancora oggi». Contesta il movente sessuale ipotizzato nell’inchiesta: «Ci sono 3 chiamate (dal suo numero verso la villetta dei Poggi, ndr) che se le metti assieme non arrivano forse neanche a 30 secondi di chiamata. Non mi sembra una grande operazione di stalking, anche perché non c’è nessun collegamento con Chiara in nessun altro caso, non è stato riscontrato da nessuna parte». Sull’ipotesi che abbia visto i video intimi di Chiara e Alberto Stasi: «Ogni volta che c’è un accesso a questi filmati è sempre riconducibile a un’azione di uno di loro due o ad attività automatiche del computer». Sui diari e sulle frasi di contenuto sessista su dei forum all’epoca: «Sapevo, come avevo già detto, che sarebbe uscita solo la parte negativa. Tutti gli altri messaggi in cui io difendo le donne non escono mai». Rispetto ai soliloqui in macchina in cui avrebbe imitato la voce di Chiara sostiene di avere commentato un video, e di avere «scimmiottato la versione che ho sentito». Infine sulla questione di un presunto errore del Ris sui pedali della bici di Stasi. «Se c’è stato davvero un errore, ovviamente è una tragedia. Mi auguro che non accada nulla in questo senso a me». Afferma di continuare a credere che l’assassino sia stato Alberto Stasi: «Credo che la condanna fosse fondata». Intanto sulla questione della revisione, la procura di Pavia ha trasmesso gli atti alla procura generale di Milano ma i tempi per arrivare a una decisione non saranno brevi.