L’allora Ris di Luciano Garofano è nel caos. Perché la scoperta dell’omissione dei due risultati negativi del Dna sui pedali, che avrebbero scagionato Alberto Stasi già dal 20 settembre 2007, ha determinato non solo un nuovo filone investigativo che, in queste ore, è oggetto di valutazioni da parte della Procura di Pavia, ma anche una corsa alle giustificazioni, culminate nelle dichiarazioni di Garofano, a Ore14 Sera, sul fatto che a decidere di non allegare quelle corse elettroforetiche negative alla relazione trasmessa alla pm Rosa Muscio (che determinò il fermo di Stasi il 24 settembre 2007) fu il capitano Alberto Marino. Il quale, secondo l’ex comandante, «ha deciso di produrre solo quelle che documentavano il risultato positivo, cioè che sui quei pedali c’era, e c’è, il Dna di Chiara». Omettendo così di portare all’attenzione degli inquirenti e della difesa di Stasi le due controanalisi che annullano la presenza del Dna di Chiara sui pedali della bici di Alberto, pilastro della condanna. Un’omissione documentale, visto che di quei due tracciati negativi non c’è alcuna traccia nelle migliaia di atti del fascicolo, che ha spinto il pool di magistrati guidati da Fabio Napoleone a sentire a verbale Garofano e i suoi fedelissimi nonché a disporre, ora, ulteriori accertamenti, affidati ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano, agli ordini del colonnello Antonio Coppola.
Sono in corso in queste ore una serie di riunioni volte a scandire i prossimi passi dell’inchiesta. L’obiettivo è mettere a punto una strategia ben precisa, anche alla luce della necessità di individuare puntuali contestazioni in grado di superare lo scoglio della prescrizione e poter iscrivere eventuali responsabili nel registro degli indagati. Lo scenario che si sarebbe consumato nel laboratorio del Ris di Parma in quel settembre di 19 anni fa potrebbe essere uno scambio di campioni tra il cucchiaino della colazione di Chiara e i pedali della bici dell’indagato, vista l’incredibile coincidenza dello stesso quantitativo rilevato sui due reperti, 2,78 ng/ml. Una coincidenza che potrebbe aver spinto il capitano Marino a effettuare le due controanalisi. A quel punto, nonostante i Ris sapessero che Stasi poteva essere scagionato, in quel reparto qualcuno, che l’ex comandante Garofano oggi indica proprio in Marino, avrebbe deciso di «occultarle» al fascicolo, sottraendole all’interpretazione di accusa e difesa.
Così come la Procura ha le idee chiare sulla commissione delle omissioni del Ris dell’epoca, anche il team di Stasi è sul piede di guerra, dopo i tentativi di far passare il messaggio che il 24 settembre i consulenti firmarono un verbale in cui prendevano visione delle campionature e, quindi, anche delle corse negative. Una bufala, come dimostrano le trascrizioni dell’udienza del 27 settembre davanti al gip che scarcerò Stasi, in cui l’allora avvocato Angelo Giarda disse che avevano avuto solo «due tracciati del Dna», quello positivo sul pedale del 19 settembre e il profilo di Chiara per il confronto, non le due corse negative. «Ciò dovrebbe invalidare tutto», chiosa il professor Francesco Maria Avato, allora consulente della difesa.
