Cesare Battisti, l'ex Pac condannato all'ergastolo per quattro omicidi negli anni '70, si è visto respingere una richiesta di poter vedere il figlio minore per due ore in un ambiente diverso da quello del carcere. Lo ha deciso il tribunale di Sorveglianza di Genova, davanti a cui i difensori di Battisti, Davide Steccanella e Marina Properi, hanno opposto un reclamo. Spiega l'avvocato che quello della sorveglianza, il tribunale che si occupa dei detenuti e prende le decisioni rispetto ai permessi, tra le altre cose, si tratta di un "provvedimento di rara inciviltà". L'udienza si terrà il 16 luglio.
Le motivazioni del no
La giudice Michela Mencattini dell'ufficio di Massa ricostruiva che Battisti ha preso le distanze "dalle pregresse condotte di banda armata e di eversione di matrice violenta". Però, secondo la magistrata, che ha tenuto conto del parere negativo della Direzione nazionale antiterrorismo di Roma, non sarebbe ancora in atto "il percorso di revisione critica della lunghissima condotta di latitanza". Appare quindi ancora sussistente, a parere del tribunale, "un concreto pericolo di fuga" che non consente l'accoglimento della domanda, anche in relazione all'assenza dei gravi motivi familiari, non potendo al riguardo essere valutati tali le pur rilevanti difficoltà psicologiche del figlio minore dovute allo stato detentivo del padre". A influire sicuramente sulla decisione è stato il parere negativo della Direzione nazionale antiterrorismo e antimafia di Roma, secondo cui appunto "appare concreto il pericolo di fuga del detenuto, desumibile da tutta la sua storia giudiziaria e processuale, nella quale spiccano prolungati pericoli di latitanza e fughe, sostenute da contesti radicali di supporto".
La storia di Cesare Battisti
Arrestato nel gennaio 2019 in Bolivia, con un'operazione coordinata dal pool antiterrorismo di Milano guidato all'epoca da Alberto Nobili, e consegnato all'Italia per espiare la condanna per i quattro omicidi commessi negli anni Settanta, dopo 37 anni di latitanza trascorsa in gran parte in Brasile, Battisti dopo l'estradizione era stato raggiunto dalla moglie e dal figlio dodicenne. L'ex appartenente ai Pac, ora ultrasettantenne, aveva chiesto di vedere il ragazzino fuori dalla casa di reclusione con un permesso di due ore in un ambiente diverso da quello carcerario.
"Vorrei che mio figlio dicesse: 'Ho un padre anche io'"
Istanza che ha avuto il parere negativo della Direzione centrale di polizia di prevenzione del Ministero dell'Interno e della Dia ed è stata negata dal giudice di sorveglianza. In una lettera appello Battisti chiede di poter usufruire dei benefici che gli spettano per legge, innanzitutto di poter riabbracciare il figlio in libertà. "Qualche ora appena, quel tanto da restituire a un ragazzo di 12 anni la speranza di poter dire 'Ho un padre anch'io e oggi me lo porto a scuola come tutti", scrive l'ex Pac.
L'avvocato Steccanella ha commentato: "Lo trovo sconcertante e incomprensibile - ha commentato Steccanella - È un ultrasettantenne che ha fatto venire qua la famiglia dal Brasile e vorrei sapere quale possibilità di evadere ha? E che pericolo c'è visto che gli ultimi fatti che lo riguardano risalgono al 1979? È un provvedimento di rara inciviltà". Sempre il legale ha spiegato che subito dopo l'arresto ha collaborato alle indagini e "subito ammesso tutti i fatti al dottor Nobili della procura antiterrorismo a Milano".