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Cronaca giudiziaria

“Sono falsi, li odio”: le parole di fuoco di Ranucci sulla Rai. E Lavitola diceva: “È vicino ai giudici, mi proteggerà”

Negli atti riportati gli sfoghi tra il conduttore e il faccendiere sul clima in Rai

"Ranucci via da Report". Ma lui smentisce: "Falsità"

“Ieri notte sono stato con Ranucci due ore al telefono, questo è il giornalista più potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia”. Sono queste le parole di Valter Lavitola con tale Ivan, un soggetto non ancora identificato. Il faccendiere, che da ieri è in carcere a Rebibbia in quanto considerato l’unico mandante dell’attentato contro l’amico fraterno Sigfrido Ranucci, parlava in questi termini poche ore dopo la perquisizione dello scorso 4 luglio.

Come si evince dall’ordinanza d’arresto firmata dal gip Iole Moricca, Lavitola raccontava di aver avuto un confronto con Ranucci per circa due ore, sostenendo che il giornalista, nonostante avesse appreso che lui era indagato in quanto mandante dell’attentato, aveva preso le sue difese ed è per questo che sperava che Ranucci potesse ancora continuare a difenderlo: “E la cosa, sai qual è? Che il giornalista che ha avuto l’attentato, la vittima che io avrei mandato a fare l’attentato, praticamente lui, ieri notte siamo stati due ore al telefono, incazzato nero dicendo ‘questi sono matti’, difendendomi. Ora io spero che continui a fare questo“. Perché tanta sicurezza? E, soprattutto, perché quella lunga telefonata tra i due la notte della perquisizione? Chi sono i matti secondo Ranucci? Si riferiva al pm e ai nuclei investigativi?

Ma sono anche diversi gli sfoghi tra il conduttore e il faccendiere per quanto riguarda il clima in Rai. Era il 25 gennaio del 2025 quando Lavitola inviava la foto che ritraeva lui, Ranucci e Gomez abbracciati, accompagnata da un emoticon della faccina che ride. Ranucci, facendo riferimento a Gomez, chiedeva nuovamente al suo interlocutore di prestarglielo: “Me lo dovresti prestare”, avrebbe detto scherzando. Ed è lì che Lavitola rispondeva che Gomez sarebbe stato felicissimo evidentemente di poterlo aiutare a risolvere i suoi problemi.

Subito dopo si comprendeva che lo stato di preoccupazione che Ranucci aveva manifestato era generato da una circolare della tv pubblica a suo dire emessa “per farlo fuori” , cioè per togliere la conduzione del programma. Un fatto di cui però Ranucci avrebbe preferito parlare all’amico fraterno di persona, l’indomani mattina, al suo ritorno. Ma in uno dei tanti sfoghi è arrivato a dire “li odio. Sono falsi”. Lavitola sapeva tutto, era parte integrante della quotidianità di Mr Report. Eppure, nonostante queste intercettazioni, tutte le risultanze investigative e il duro lavoro di carabinieri e magistratura c’è chi resta ancora in silenzio. E quel qualcuno si chiama proprio Sigfrido Ranucci.

Ad esprimersi al suo posto c’è il legale secondo cui il suo assistito è “tre volte vittima, di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico e non delirante teatro della follia (se i fatti verranno accertati) e, in ultimo, con forse maggiore gravità, di una massiva e persistente campagna di linciaggio mediatico e politico che con congetture insinuazioni ha cercato di trasformare la vittima nel beneficiario più o meno consapevole dell’attentato”.

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