Un caso da archiviare. È quello della chat con commenti sessisti che alcuni mesi fa ha coinvolto alcuni dipendenti di Atm. La Procura ha chiesto appunto l’archiviazione del fascicolo aperto lo scorso giugno con l’ipotesi di reato di accesso abusivo a sistema informatico.
Della vicenda si era molto parlato, soprattutto sui social. La chat riportava commenti sessisti e fotografie di passeggere, rubate dalle videocamere di sorveglianza dei mezzi pubblici. A metà giugno era finito nel registro degli indagati il dipendente dell’azienda che era stato a sua volta fotografato nei giorni precedenti da una donna seduta accanto a lui, mentre guardava proprio i messaggi del gruppo chiamato «Ticinese staff».
Erano state effettuate perquisizioni con il sequestro dei telefonini e dei dispositivi di altri quattro colleghi dell’indagato nelle indagini della polizia locale, coordinate dai pm Grazia Colacicco e Carlo Enea Parodi, con l’aggiunto Paolo Ielo. L’inchiesta era partita da un esposto della stessa Atm, che dopo che la passeggera aveva messo online la propria denuncia si era attivata per fare piena luce sull’episodio e aveva sospeso i dipendenti coinvolti, anche dalla retribuzione.
Già dai primi accertamenti tuttavia era emerso che non erano state rilevate attività di intrusione informatica abusiva nei sistemi di sicurezza di Atm, ma che si trattava di fotografie scattate inquadrando i video dei monitor interni. Inoltre alla chat partecipava un numero limitato di persone, meno di una decina, tra cui un ex dipendente in pensione. Ora i pm hanno deciso di chiedere di archiviare l’indagine, proprio perché non ci sono profili di contestazioni penali da portare avanti in un eventuale processo. Toccherà al gip decidere sull’istanza della Procura.
