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Cronaca giudiziaria

Crans-Montana, spunta l’email sul rischio della schiuma infiammabile. Indagata ex dirigente comunale

Rose-Marie Clavien, per anni alla guida dell’edilizia del Comune, avrebbe segnalato prima della strage il pericolo legato al materiale fonoassorbente del Constellation. Convocata come persona informata sui fatti, ora è la diciassettesima indagata

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Un’email interna, scritta anni prima della notte di Capodanno, aggiunge un nuovo capitolo all’inchiesta sulla strage del Constellation. Perché questa volta l’allarme sulla schiuma fonoassorbente installata nel locale non sarebbe arrivato dai gestori, ma dall’interno dello stesso Comune di Crans-Montana. A scriverla è Rose-Marie Clavien, responsabile dell’edilizia comunale dal 2017 al 2024. L’ex funzionaria era stata convocata a Sion la scorsa settimana come persona informata sui fatti. Durante l’interrogatorio gli inquirenti le avrebbero sottoposto un messaggio nel quale lei stessa segnalava la necessità di prestare particolare attenzione alla schiuma utilizzata per l’isolamento acustico del locale, proprio per il possibile rischio di incendio. A quel punto Clavien si è avvalsa della facoltà di non rispondere e la sua posizione è cambiata, ora è indagata. Con lei salgono a diciassette le persone finite sotto inchiesta per il rogo di Capodanno, costato la vita a 41 ragazzi e nel quale altre 115 persone sono rimaste gravemente ferite.

La nuova indagine è stata rivelata dal quotidiano svizzero Tages-Anzeiger e ricostruita anche dal Messaggero. Il peso della mail sta soprattutto nella sua provenienza, se il contenuto verrà confermato e contestualizzata mostrerebbe che il tema della pericolosità della schiuma era emerso anche negli uffici dell’amministrazione comunale ben prima della tragedia. Una notizia che non fa poco rumore. Agli atti dell’inchiesta c’è già una comunicazione del 13 dicembre 2019 inviata da Jessica Moretti, proprietaria del Constellation, a una dipendente. Il riferimento era alle fontane pirotecniche utilizzate nel locale: bisognava evitare che le scintille raggiungessero la schiuma perché, scriveva Moretti, “il Constel brucerà”. Interrogata il 5 giugno, la donna ha spiegato che la frase aveva un significato ironico e non letterale. Adesso si guarda anche a ciò che avveniva fuori dal locale. La domanda diventa inevitabile, quali informazioni erano in possesso del Comune e quali controlli vennero effettuati dopo che quel rischio era stato segnalato? Il problema potrebbe essere quindi più ampio del solo Constellation?

Lo chalet che ospitava il bar, costruito nel 1968, comprendeva anche undici appartamenti e altri spazi commerciali. Da un controllo del 2020 erano emerse carenze negli impianti di combustione di gran parte degli appartamenti e, per almeno otto di questi, le criticità sono rimaste irrisolte per più di due anni nonostante i solleciti delle autorità. Nel paesino per di più non esisteva una commissione antincendio dedicata. Le verifiche facevano capo a Ken Jacquemoud, responsabile comunale della sicurezza e della prevenzione degli incendi, anche lui indubbiamente coinvolto nell’inchiesta.

Arriviamo alle conclusioni, la nuova email non stabilisce da sola le responsabilità della strage, ma aggiunge un elemento destinato a pesare sulle prossime verifiche. Il rischio legato alla schiuma potrebbe essere stato conosciuto prima dell’incendio anche all’interno dell’attuale amministrazione.

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