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Crollati tutti gli indizi contro di lui. "Dassilva non è il killer": liberato

Il 36enne (in cella dal 2024) era l'unico imputato. Era accusato dalla sua ex amante, la nuora di Pierina che aveva scoperto il cadavere

Crollati tutti gli indizi contro di lui. "Dassilva non è il killer": liberato
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«In nome del popolo italiano, la Corte assolve Louis Dassilva per non aver commesso il fatto». Sono le 2:20 di mercoledì notte quando, nell'aula gremita della Corte d'Assise di Rimini, la presidente Fiorella Casadei legge il dispositivo all'unico imputato per l'omicidio di Pierina Paganelli, uccisa con 29 coltellate il 3 ottobre 2023, nel garage di via del Ciclamino. Non è stato Louis ad ammazzare l'anziana, secondo i giudici del primo grado che dispongono l'immediata scarcerazione del senegalese, da due anni rinchiuso in carcere senza prove ma sulla base della sola testimonianza della sua ex amante Manuela Bianchi, la nuora di Pierina che, dopo aver mentito per lunghi mesi, aveva puntato il dito contro Dassilva solo quando il pm Daniele Paci l'aveva indagata per favoreggiamento. E oggi quell'esile castello accusatorio, che nel corso dell'iter processuale ha visto cadere il Dna, la Cam3, l'accertamento fonico sulle voci in garage, non ha retto al di là di ogni ragionevole dubbio: dopo 16 ore di camera di consiglio, l'imputato è stato ritenuto innocente. «È la rinascita della giustizia», ha commentato il 36enne, scoppiato in un pianto liberatorio. «Ha vinto solo la giustizia», ha affermato mentre, al fianco della moglie Valeria Bartolucci, veniva accompagnato fuori dall'aula dai suoi avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi. E dopo aver preso le sue cose in carcere, ha raggiunto in libertà una località protetta. «Louis non metterà mai più piede in via del Ciclamino», ha garantito la moglie, che ha sempre giurato come Dassilva fosse a casa con lei mentre Pierina veniva uccisa. La Procura, intanto, ha già annunciato il ricorso in appello avverso l'assoluzione, convinta che a uccidere la Paganelli sia stato Dassilva. E se da un lato i legali di Louis si dicono «veramente felici che il lavoro che abbiamo fatto venga premiato e che un innocente sia uscito dal carcere», dall'altro resta il dolore della famiglia della vittima.

«La sentenza della Corte d'Assise va ovviamente rispettata, seppur non condivisa in ragione delle risultanze sia dell'indagine che del dibattimento. Attendiamo, ovviamente, il deposito delle motivazioni per meglio comprendere il ragionamento che vi è alla base», hanno fatto sapere gli avvocati di parte civile Monica e Marco Lunedei e Alfredo Andrea Scifo. La sola a parlare è Manuela Bianchi, l'unica testimone a piazzare il senegalese sulla scena del crimine non al momento del delitto, ma la mattina successiva, quando l'avrebbe raggiunta dicendole che c'era il corpo di una donna. «La mia coscienza è totalmente serena perché ho sempre detto la verità», ha dichiarato. «Resta in me la consapevolezza di aver sempre raccontato i fatti con sincerità e di non essermi mai sottratta alla verità, nonostante il dolore e le difficoltà di questi anni».

I giudici, al momento, non hanno ritenuto credibile il racconto dell'ex amante, addirittura protagonista del ritrovamento del cadavere della suocera. Una testimonianza sulla quale la Procura ha puntato tutto, mentre la difesa ne ha fatto emergere le molteplici incongruenze, spostando l'attenzione sulla pista alternativa legata alla Bianchi e al fratello Loris, che per l'ora del delitto sono l'una l'alibi dell'altro, e su quel buco nel collegamento wi-fi dei loro cellulari che lascia aperti seri dubbi.

Neppure il movente del delitto, fissato nel timore del senegalese che Pierina potesse individuare in lui l'amante della nuora e rivelarlo alla moglie che lo manteneva, ha retto: Valeria, infatti, sapeva non solo dei tradimenti del marito, ma perfino della nascita di un bambino in Senegal, concepito con un'altra donna. Ora la strada della verità per Pierina è tutta in salita.

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