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Cronaca giudiziaria

Il racconto di Mieli: “Il sondaggio di Lavitola? Mio contributo è stato zero. Ranucci? Un altro sarebbe stato impalato...”

Per l’editorialista si tratta di “un pezzo di commedia all’italiana”. E sul libro di Ranucci nel pieno del metoo: “Lui è stato incensato...”

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Paolo Mieli, suo malgrado, è stato coinvolto nel caso di Ranucci perché, dalle indagini, è emerso che avrebbe dato un contributo all’ormai noto sondaggio per portare Sigfrido Ranucci in politica come leader del centrosinistra. “Mi dice però che vuole costruire un sondaggio per testare la sua intuizione. Una sera mi fa ‘senti, a proposito di quel progetto vorrei convocare una riunione con te e…’. A me alla parola “riunione” iniziano a venire i sudori freddi, con tutte le cose che ho da fare figuriamoci perdere tempo con una faccenda del genere. Rimaniamo d’accordo che mi avrebbe mandato questa bozza di sondaggio via WhatsApp, che avrei letto e alla quale avrei proposto integrazioni”, ha spiegato il giornalista in un’intervista al Corriere della sera.

Ma l’ex direttore non ha mai avuto sentore che potesse essere coinvolto Sigfrido Ranucci in questo progetto. “Depurata dai dettagli più drammatici, questo capitolo della storia è un pezzo di commedia all’italiana, tipo Vogliamo i colonnelli . Non essendoci più i Monicelli, Age o Scarpelli la potrebbe sceneggiare Fulvio Abbate. Io penso che Lavitola cercasse di rientrare nel giro della politica. Per alcuni è come l’eroina: se la provi una volta, ne resti schiavo anche se ti ha fatto male, tanto male”, ha spiegato ancora Mieli analizzando la situazione che si è creata dopo l’indagine e l’arresto di Lavitola. Per il giornalista, Ranucci come politico avrebbe avuto senso solo se lo avessero trasformato nel Vannacci di sinistra, allora avrebbe potuto “rosicchiare qualcosa. Ma rimanendo alleato di Schlein e Conte”.

Degna di rilievo anche la stoccata di Mieli al conduttore di Report: “Io al posto di Ranucci non ci sarei mai finito. Vede, la gente che va in tv viene fermata di continuo al mercato dalla signora che ti dice ‘ci vorrebbe uno come lei in politica’; se poi ci aggiungi gli applausi dell’Anm, i telegrammi delle cariche dello Stato, la solidarietà del centrosinistra, qualcuno può finire per crederci per davvero che può fare il presidente del Consiglio dal nulla. Soprattutto se, nel pieno del metoo, scrivi in un libro dettagli veri o romanzati di storie con collaboratrici per cui un altro sarebbe stato impalato, mentre lui è stato incensato”.

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