Il 14 agosto 2018, alle 11:36, un violento nubifragio si abbatte su Genova. La città è vuota per le ferie e il cattivo tempo non invoglia chi è rimasto a uscire di casa per andare al mare. E' a quell'ora che il viadotto Polcevera, infrastruttura della A10 progettata dall'ingegnere Riccardo Morandi e realizzata nel 1967, si sbriciola stroncando la vita di 43 persone. Otto anni dopo arriva la sentenza per le 57 persone che secondo la procura sono i responsabili di quel disastro. Queste le tappe di uno dei disastri stradali più gravi d'Italia.
Cos'è accaduto
Uno strallo (il tirante della sommità del pilone, ndr) si rompe facendo collassare la campata della pila 9 del ponte Morandi. In tutto il mondo fanno il giro le immagini di un residente che urla "Oddio, oddio". Anni dopo gli investigatori diffondono anche un video ripreso dalle telecamere di una azienda in cui si vede il cedimento della struttura. Sul posto arrivano soccorritori, vigili del fuoco, polizia, carabinieri e guardia di finanza. Saranno 43 le vittime. Cinque giorni dopo viene estratto dalle macerie l'ultimo corpo: è quello di Mirko Vicini. Restano in piedi la pila 10 e 11 che incombono sulle case: per questo vengono istituite una zona rossa e una arancione. Saranno 566 gli sfollati, per un totale di 266 nuclei familiari.
I funerali di Stato
Al padiglione Jean Nouvel della Fiera di Genova vengono celebrati i funerali di Stato di 19 delle 43 vittime, altri preferiscono esequie private in polemica con le istituzioni. In città arriva il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che abbraccia i parenti, l'allora premier Giuseppe Conte e i ministri Matteo Salvini e Danilo Toninelli. Applausi alla lettura dei nomi delle persone morte e poi ai vigili del fuoco che hanno salvato le persone intrappolate.
L'inchiesta
È il settembre 2018 quando la procura di Genova, che ha affidato le indagini al primo gruppo della guardia di finanza, iscrive 20 persone nel registro degli indagati tra cui l'allora ad Giovanni Castellucci ma anche dirigenti del ministero, oltre ai vertici e i tecnici di Spea. Nel corso dei mesi gli indagati diventano 59. Per i pm Massimo Terrile e Walter Cotugno la società era consapevole del difetto di costruzione del viadotto ma avrebbe risparmiato sulle manutenzioni per garantire maggiori dividendi ai soci. Le indagini durano oltre tre anni e nascono tre filoni paralleli sulla mala gestio della rete autostradale.
Il nuovo viadotto San Giorgio
Il 28 giugno 2019 una esplosione controllata alle 9.37 fa crollare le pile 10 e 11. Le operazioni erano iniziate l'8 febbraio con un primo smantellamento progressivo delle parti sospese e delle strutture minori. Il 3 agosto 2020 viene inaugurato ufficialmente il viadotto San Giorgio. E' il nuovo ponte costruito in tempi record dal consorzio Per Genova che realizza il progetto regalato alla città dall'archistar Renzo Piano. Si parla di 'modello Genovà per le procedure accelerate e la burocrazia semplificata.
Il processo
Nel luglio di quattro anni fa inizia il processo davanti ai giudici Paolo Lepri (presidente), Ferdinando Baldini e Fulvio Polidori.
In quattro anni vengono celebrate 284 udienze, sentiti 282 testimoni, quattro periti. Si sottopongono all'esame 12 imputati, mentre in 21 rilasciano spontanee dichiarazioni. I pm Cotugno e Marco Airoldi chiedono 400 anni di carcere per 56 persone e una assoluzione.
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