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Un doveroso bagno di realtà

Finché Roggero starà in carcere mentre le bande di borseggiatori si fanno beffe delle leggi per strada, giustizia non sarà fatta

Un doveroso bagno di realtà
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Non c'è da stupirsi. In un'epoca in cui la sinistra spedisce in viaggio premio all'Europarlamento, con una diaria da ventimila euro al mese tra annessi e connessi, chi andava in giro di notte col martello a «rieducare» presunti nazi, il caso di Mario Roggero non può che lasciare l'intellighenzia progressista nel più gelido disinteresse. Anzi, nel fastidio. Perché, per questa sinistra, i rapinatori morti durante un «incidente sul lavoro» quello di assaltare gioiellerie armati fino ai denti fanno pena. Sono vittime del sistema, poveri cristi da piangere. Mentre il gioielliere che reagisce, l'uomo che vede la propria vita e i propri sacrifici minacciati, diventa il mostro da sbattere in cella. È lo stesso cortocircuito morale che ci mostra donne che pregano recluse in recinti per uno strano spirito di «integrazione», o i carabinieri del caso Ramy finiti a processo anziché essere encomiati. C'è un caos totale su due concetti elementari: sicurezza e difesa della proprietà privata. Finché Roggero starà in carcere mentre le bande di borseggiatori si fanno beffe delle leggi per strada, giustizia non sarà fatta. Perché esiste qualcosa di più alto di una sentenza: il buonsenso. L'«eccesso di difesa» è un mostro giuridico partorito da chi non ha mai avuto una pistola puntata in faccia.

Ha reso maranza e criminali dei privilegiati impuniti che ridono della nostra mania di difendere l'indifendibile. Probabilmente, guardandoci, si chiedono: «Ma chi glielo fa fare?». Altro che grazia: qui servirebbe un bagno di realtà.

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