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Cronaca giudiziaria

Ecco le accuse contro Mussari e Ceccherelli: i verbali del “superteste” raccolti dalla commissione

Le deposizioni sono state raccolte dai consulenti della commissione Alessandro Fagnani, tenente colonnello della Finanza di Rieti, e Adolfo Gregori dei Ris di Roma, e illustrate in una conferenza stampa nella saletta dove si riunisce la commissione

Potere e affari sotto il Monte. Su Siena ombre senza fine

“Ceccherelli e due calcianti che hanno giocato con lui sarebbero saliti nell’ufficio di David Rossi, lo avrebbero malmenato e minacciato di buttarlo giù se non avesse fatto quello che gli veniva chiesto”. Eccolo, il verbale di un superteste che accusa l’ex atleta di calcio fiorentino Ceccherelli di aver organizzato, senza aver partecipato, l’intimidazione finita male nei confronti del manager Mps. Le deposizioni sono state raccolte dai consulenti della commissione Alessandro Fagnani, tenente colonnello della Finanza di Rieti, e Adolfo Gregori dei Ris di Roma, e illustrate in una conferenza stampa nella saletta dove si riunisce la commissione. Presenti oltre al presidente Gianluca Vinci diversi commissari come Ilaria Cavo e Simonetta Matone.

Il movente di fondo dell’omicidio sarebbe stato tentare di imbavagliare Rossi, che il 4 marzo voleva parlare coi magistrati come aveva anticipato all’allora ad Fabrizio Viola. Non sappiamo se sia stata la mail a innescare il tentativo di zittire Rossi né se il filone è quello delle sponsorizzazioni da 50 milioni di euro l’anno che Rossi gestiva e che potevano saltare perché la banca rischiava il crac a causa di alcune spregiudicate operazioni finanziarie.

L’identità dei due testi resta segreta, anche per preservarne l’incolumità. Sono soggetti che secondo Vinci “non si conoscono tra di loro”, per questo motivo le loro dichiarazioni sarebbero importanti. A conoscersi bene sarebbero invece Mussari e Ceccherelli, che secondo uno dei testi si sarebbero visti per pianificare l’azione intimidatoria. Alle accuse di essere il mandante dell’aggressione finita male, Mussari le aveva definite “follie”. “La sua reazione è naturale”, sottolinea Vinci, “sia se fosse colpevole sia se fosse innocente”. La vera intenzione di Mussari sarebbe stata quella di spaventare Rossi per evitare che andasse avanti nei suoi propositi, in qualche modo “proteggendolo” dalla ‘ndrangheta.

Secondo quanto riferisce un imprenditore al tenente colonnello Adolfo Gregori dei Ris, dietro la morte di Rossi, “uno capace di spostare 50 milioni di euro con un click, in possesso di segreti sul suo Pc e in alcune chiavette”, ci sarebbe “una persona molto potente e pericolosa” ma anche la ‘ndrangheta e ingenti flussi di denaro. Secondo il teste Rossi sarebbe sceso da un van con altre tre persone e sarebbe salito in ufficio per consegnare queste chiavette Usb, la cui identità non è ancora nota alla commissione. Il furgone da quattro posti, preso notoriamente a noleggio da questo sodalizio legato secondo il teste al calcio fiorentino, si sarebbe infilato nel vicolo per bloccarlo, con il Ceccherelli che sarebbe rimasto a bordo. L’interesse della cosca Grande Aracri era legata a una di queste società sportive finanziate da Mps, nelle quali le cosche avrebbero avuto degli interessi economici.

Nelle intenzioni degli aggressori, secondo il racconto, doveva essere “un gioco da ragazzi” entrare e uscire dalla banca senza essere ripresi e andare nell’ufficio di Rossi senza alcun appuntamento. Ceccherelli, detto Lo Zena con un passato da buttafuori in un locale toscano, come capitano dello storico calcio fiorentino della squadra degli Azzurri avrebbe avuto anche il ruolo di pusher di sostanze stupefacenti.

In passato altre Procure hanno chiesto degli atti ma non è chiaro a chi spetti la competenza. Su proposta dell’onorevole Simonetta Matone della Lega le carte saranno mandate a tutte le procure, comprese le Dda competenti su Siena, Viadana (dove c’è il conto corrente intestato ai Grande Aracri e finita nel telefonino di Rossi) e persino Bologna. “Noi oggi non possiamo dire chi, cosa, quando”. Avrebbe dovuto farlo la magistratura acquisendo al tempo le immagini delle telecamere.

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