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L'inchiesta

Fakir aveva appuntamento in un centro di salute mentale. L’autopsia: “Sangue nei polmoni”

I risultati completi saranno disponibili tra 90 giorni. L’indiscrezione del Messaggero sulla tac ossea eseguita ieri sul corpo dell’uomo: “Compromissione delle vie respiratorie”

La chiamata dei residenti al 112: "Venite, c’è uno che fa il pazzo"

I polmoni di Abderrahim Fakir erano pieni di sangue. È quanto emerge dai primi risultati dell’autopsia eseguita questa mattina sul corpo del 42enne morto nel quartiere Pilastro a Bologna domenica scorsa. L’indiscrezione farebbe propendere per l’ipotesi di un soffocamento causato dalla presenza del liquido ematico, anche se saranno necessari ulteriori approfondimenti medico legali per accertare le cause del decesso. I periti nominati dalla procura felsinea avranno a disposizione 90 giorni per depositare la relazione finale dell’esame autoptico, eseguito questa mattina nel padiglione 11 dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Ai medici i pm chiedono di procedere anche con gli esami tossicologici e istologici e di verificare la correttezza delle manovre rianimatorie praticate dai sanitari intervenuti in via Svevo.

Intanto dalle indagini emerge una nuova indiscrezione sui trascorsi di Fakir. Secondo quanto apprende l’Ansa da fonti qualificate, dopo un primo accesso all’ospedale Maggiore di Bologna del 20 giugno, per un problema psichiatrico, il 42enne venne indirizzato al centro di salute mentale, dove si presentò nei giorni seguenti. Gli fu fatta una diagnosi e somministrata una terapia. Il secondo appuntamento era stato fissato per i primi di agosto.

L’avvocato dei poliziotti: “Risposte quando saranno completati gli esami”

Si procede nell’ambito del fascicolo per omicidio colposo che coinvolge come persone iscritte nel registro per le annotazioni preliminari, non come indagati, i due poliziotti e i quattro operatori della Croce Rossa intervenuti sul luogo della tragedia. L’avvocato Gabriele Bordoni, che assiste i due agenti, ha precisato che l’autopsia “dovrà chiarire le cause della morte e tutto quello che ci è ruotato attorno”, non solo sull’intervento dei poliziotti e dei sanitari, ma anche “sulle condizioni di quest’uomo prima che tutto ciò accadesse”. “Serviranno 90 giorni da tempo per completare tutti gli esami. A quel punto, penso dovrebbero avere, penso, delle risposte”, ha proseguito Bordoni, che ha scelto il medico legale Matteo Tudini come consulente tecnico di parte.

La Tac

Ieri mattina è stata eseguita una tac ossea sulla salma del 42enne. Secondo quanto anticipato da Il Messaggero, dall’esame diagnostico emergerebbe “una compromissione delle vie respiratorie”. “L’asfissia - scrive Il Messaggero - è stata causata probabilmente dal fatto che per 5 lunghi minuti, il 42enne di origine marocchina è rimasto schiacciato con il torace al suolo”. L’indiscrezione non è stata né confermata né smentita. “So che c’è stata questa tac ieri, ma non ne so nulla dei risultati. Aspetto che me lo dicano i consulenti perché fra i vari quesiti ci sarà anche l’analisi di questo tracciato, quindi aspettiamo che siano persone qualificate a dare delle risposte”, ha chiarito ancora Bordoni. Ai cronisti che gli chiedevano se i poliziotti si fossero espressi nel merito, il legale ha risposto: “Non devono dire niente, non hanno nessuna considerazione da fare. Loro le considerazioni sul piano umano e professionale che dovevano fare attraverso di me le hanno già fatte e adesso non hanno nient’altro da aggiungere. Aspettano che siano le persone che hanno le competenze mediche a dare le risposte dovute”.

Ha preferito “non commentare” l’indiscrezione relativa alla tac ossea, invece, l’avvocato Fabio Anselmo che assiste i familiari di Abderrahim Fakir, interpellato dai cronisti all’esterno della camera mortuaria. “Io su questo non dico niente. No comment. Non mi sento di smentire, - ha puntualizzato - non mi sento di interloquire su questo”.

Piantedosi: “Dai video emerge correttezza dei poliziotti”

“È l’ennesimo episodio che testimonia la complessità del lavoro delle forze di polizia. Dai video si evince che i poliziotti si siano approcciati con la delicatezza che ci vuole in questi casi”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ospite a L’Aria che tira su La7, ha commentato gli ultimi sviluppi relativi alla vicenda. “Chi opera in quei momenti deve prendere decisioni nel lasso di pochi secondi, credo ci sia stata tutta l’attenzione e l’equilibrio che serve in questi casi. Aspettiamo le indagini della magistratura, ma credo si vada nella direzione del riconoscimento della correttezza degli operatori”, ha aggiunto.

Perquisizione nella casa di Fakir

Nel frattempo, questa mattina, c’è stata una nuova perquisizione nella casa di Fakir. Durante il sopralluogo della Squadra Mobile, su delega della Procura, sono stati sequestrati alcuni dispositivi elettronici, ovvero pc e cellulari. In casa c’era un cugino del 42enne, suo coinquilino, che sarebbe stato sentito come persona informata sui fatti. Nell’appartamento non sarebbero state trovate sostanze stupefacenti. In questi giorni la procura sta acquisendo i video registrati dai residenti del quartiere Pilastro per provare a ricostruire la dinamica dell’accaduto.

“I poliziotti hanno chiesto per due volte l’auto medica”

“Gli agenti hanno chiamato due volte la centrale e chiesto l’intervento dell’automedica. Le registrazioni daranno conferma che hanno chiesto per due volte l’automedica”. Lo ha detto l’avvocato Bordoni durante un’intervento a L’Aria che tira, chiarendo la posizioni degli assistiti. “Sono due ragazzi molto giovani che vivono come un dramma aver presenziato alla morte di un uomo che avevano cercato in ogni modo di preservare da avvenimenti negativi. - ha aggiunto - Immagino che ci siano delle registrazioni che, al di là di tutto quello che viene riferito, daranno poi evidenza della realtà”. Infine, ha concluso il legale: “È stato riportato da alcuni organi di informazione, aveva reso noto la Ausl, che le forze dell’ordine avrebbero richiesto alla Centrale Operativa 118 l’invio di un’automedica e che tale richiesta non avrebbe trovato riscontro per indisponibilità del mezzo. Gli elementi documentali attualmente in possesso dell’Azienda, comprese le registrazioni delle chiamate e la documentazione della Centrale Operativa 118, non confermano tale ricostruzione”.

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