Una verità che non coincide con quella dei tre colleghi. Un custode in servizio la sera del furto delle opere di Antonello da Messina dal Mume passa da persona informata sui fatti a indagato per false dichiarazioni ai pm. Durante l’audizione al palazzo di giustizia, i magistrati hanno interrotto l’esame: le sue ricostruzioni non reggevano. Da lì, l’iscrizione sul registro degli indagati.
La sua verità non solo diverge da quella dei tre colleghi che hanno preso servizio con lui alle 19,30 la sera di Ferragosto, ma sarebbe risultata anche poco lineare rispetto alla cronologia degli eventi. Soprattutto, l’indagato avrebbe cercato di evitare l’argomento allarme, un allarme che ha funzionato, come confermato dai colleghi e come risulta agli inquirenti. Due custodi hanno ammesso di averlo sentito senza dargli peso, una lo ha pure spento pensando si trattasse di un «falso allarme» per poi riaccenderlo dopo quattro minuti, mentre l’altra dipendente non si sarebbe accorta di nulla.
Il comportamento dei custodi ha rappresentato una falla nel sistema di protezione del museo: ha infatti agevolato l’azione dei ladri, che hanno agito indisturbati forzando la ringhiera esterna, entrando da un ingresso laterale per puntare senza alcuna esitazione alla sala in cui c’era il Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte custodita all’interno di una teca blindata, poi sfondata. Un colpo di due-tre minuti prima di far perdere le proprie tracce lasciandosi dietro due tavole del Polittico, forse disturbati dalla presenza di qualche passante.
I custodi sono stati messi in ferie d’ufficio e trasferiti. Su di loro pende la spada di Damocle del procedimento disciplinare che potrebbe arrivare anche al licenziamento. La Regione attende integrazioni alla relazione della direttrice del museo, Marisa Mercurio, prima di decidere.
Le indagini proseguono su più fronti: le tracce lasciate dai ladri, l’eventuale presenza di una talpa o di un basista, l’esame delle numerose telecamere interne ed esterne, il possibile committente, le celle telefoniche. Dopo il colpo è emerso che sul sito del museo c’è la planimetria dell’edificio, con l’indicazione della sala dedicata ad Antonello da Messina, parte di un progetto finanziato con fondi Pnrr sull’abbattimento delle barriere architettoniche. All’Assessorato ai Beni culturali si è svolto un vertice con i direttori dei musei e dei parchi archeologici siciliani per parlare di sicurezza: tra le soluzioni alle falle si valuta anche la vigilanza armata.
