La Procura ha chiesto il carcere per Luca Carleo, direttore generale di alcune società del gruppo Ops finito al centro di un’inchiesta finanziaria che ha portato al sequestro di quote e azioni per presunte frodi da oltre 30 milioni di euro. Stessa richiesta per l’ad Ciro Di Meglio. Carleo era appena stato nominato responsabile vicario per la Lombardia, con delega su Milano, di Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci. Ma dopo la notizia dell’inchiesta ha rassegnato le dimissioni, subito accolte.
Gli interrogatori preventivi di dieci indagati sono fissati per il prossimo 11 settembre. Oltre al carcere per i due amministratori, i pm chiedono i domiciliari e altre misure. Deciderà il gip Giulia D’Antoni. L’indagine del Nucleo speciale di Polizia valutaria della Gdf ipotizza, a vario titolo, i reati di manipolazioni del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale, malversazioni di erogazioni pubbliche, nonché responsabilità amministrativa delle società. Gli indagati in totale sono 35 più tre società (Ops Ecom spa, Ops Italia spa e Ops Retail spa). In un’intercettazione dello scorso febbraio Carleo diceva: «Mi son fatto venire un colpo di genio che guarda... tutto quello che è immaginabile l’abbiamo fatto (...) perché Consob ha mandato una roba da vaffanbagno, da str... come al solito e quindi ho dovuto trovare la pezza per metterla in ordine». Per il gip che ha firmato il decreto di sequestro, dalla conversazione «si evince in modo evidente come la reale intenzione degli indagati non fosse quella di effettuare il versamento di denaro al fine di concorrere nell’aumento di capitale di Ops Ecom (...), quanto piuttosto quello di fare apparire l’aumento di capitale come avvenuto, al fine di rafforzare sul mercato la posizione della società e indurre in errore gli investitori». Questo «simulando operazioni inesistenti, falsificando verbali e retrodatando l’accollo di debiti».
