Giorgio Rossetto, storico leader di Askatasuna, è tornato in carcere. “Nella serata di ieri, senza alcuna avvisaglia, Giorgio è stato prelevato dai carabinieri di Susa dalla sua dimora sopra la Credenza a Bussoleno e tradotto nel carcere delle Vallette. A determinare il ritorno in casa circondariale è stata la revoca della misura alternativa concessagli dal Tribunale di Sorveglianza, a seguito di non ben specificate violazioni delle prescrizioni imposte”, ha scritto il movimento No Tav nella serata di ieri annunciando la nuova misura restrittiva per Rossetto.
Il movimento aggiunge che “nel mese di marzo, dopo aver già passato parecchi mesi sottoposto alle misure stabilite dal tribunale di Sorveglianza, guarda caso il giorno stesso della sua liberazione, Giorgio era stato nuovamente posto agli arresti domiciliari per scontare un’altra pena che avrebbe concluso in autunno”. Invece, scrivono dal movimento, “torna nuovamente in carcere. Una nuova pagina della vicenda giudiziaria che lo riguarda e che da anni accompagna la sua storia all’interno del movimento No Tav. Una vicenda che ognuno di noi ha seguito passo dopo passo e che ancora una volta ci porta a fare i conti con la dimensione di accanimento verso chi continua a colpire chi lotta contro la Torino-Lione”.
Rossetto è tornato alla ribalta nazionale lo scorso dicembre, in occasione del sequestro dello stabile di Askatasuna quando, intervistato da Radio Onda d’Urto, ha dichiarato di sperare che “la risposta allo sgombero sia adeguata. La scelta della questura prima delle feste è avventata, c’è la possibilità di tenere il fiato sul collo, in modo che sia lo stesso fiato sul collo che si tiene sulle montagne della Val Susa, ai cantieri, e penso che ci siano i margini anche nella zona di Vanchiglia, la zona dell’Askatasuna, per poter lavorare ad un logoramento dello schieramento avversario”. Oggi, dall’area antagonista torinese, arrivano le parole di solidarietà: “Continueremo, dunque, a fare sentire a Giorgio e all* compagn* tedesch* a cui è stato confermato il carcere, la nostra vicinanza e solidarietà, in Valsusa come in città, nelle piazze come nei sentieri, consapevoli che la sua storia. che è la nostra storia di tanti e tante altre No Tav, è parte di un percorso collettivo che certo non si interromperà con le porte di un carcere”.
