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Cronaca giudiziaria

Il Tar boccia i ricorsi. Ora Milan e Inter possono correre con il San Siro bis

Sono quattro le istanze inammissibili e una è respinta. I club pronti a svelare il progetto tra fine mese e inizio novembre

Stadio Meazza in San Siro - Milano, Italia - Domenica, 28 settembre 2025 (foto Stefano Porta / LaPresse) Stadio Meazza in San Siro - Milan, Italy - Sunday, 28 september 2025 (photo Stefano Porta / LaPresse)

I comitati salva Meazza non si arrendono, assicurano che «la battaglia non è finita», preparano appelli e altri ricorsi ma intanto escono con le ossa rotte. Il Tar della Lombardia ieri ha bocciato i cinque ricorsi presentati tra il 2022 e il 2025 da comitati e cittadini per bloccare l’operazione del nuovo stadio, quattro sono stati dichiarati inammissibili e uno respinto anche nel merito. Avanti tutta è il messaggio che arriva sottovoce da Milan e Inter, che hanno scelto di tenere un profilo basso e non commentare la buona notizia, e in maniera plateale dal Comune che ha firmato il rogito per la vendita del Meazza e delle aree intorno ai club lo scorso 5 novembre. Il prossimo passo sarà la presentazione (finalmente) dei primi rendering del San Siro bis firmato dall’archistar Norman Foster e da David Manica «tra fine ottobre e inizio di novembre» sono le ultime conferme dalle società. Il Tar ha radunato i ricorsi in un’unica sentenza di 50 pagine e li ha respinti. Non è entrato nel merito delle sessanta «doglianze» tranne che in un caso perchè «le posizioni sarebbero non omogenee» ad esempio «a seconda della prossimità territoriale muterebbe il tipo di lesione prospettata, l’intensità del pregiudizio allegato e l’utilità concreta che ciascun ricorrente potrebbe ricavare dall’eventuale annullamento degli atti impugnati». Non sussisterebbe, secondo i giudici, il requisito dell’«identità di posizioni sostanziali e processuali» richiesto dalla giurisprudenza ai fini dell’ammissibilità del ricorso collettivo. Il ricorso si configurerebbe, nella sostanza, «come una iniziativa collettiva volta a contestare l’intera operazione urbanistico-patrimoniale facendo valere una pluralità di interessi non sovrapponibili e, in parte, riconducibili a una critica civica o politica dell’azione amministrativa, che, come tale, non sarebbe ammessa nel nostro ordinamento». Il Tar è entrato nel merito - per respingerlo - solo nel caso del ricorso presentato dal consigliere comunale del gruppo misto Enrico Fedrighini, che contestava le modalità con cui il Consiglio aveva dato il via libera alla vendita dello stadio, contestando la mancata convocazione di alcune commissioni o il sub emendamento «canguro» con cui la notte tra il 25 e 26 settembre furono eliminati con un colpo solo 214 emendamenti e si arrivò rapidamente all’approvazione finale. Respinte quindi le istanze del Gruppo Verde San Siro (con gli avvocati Nespor-Boezi), il ricorso collettivo dell’avvocatessa ambientalista Veronica Dini che contava oltre 160 residenti tra i vari gruppi (dal Comitato promotore del Referendum x San Siro all’associazione Le Giardiniere di Piazza d’Armi). Neanche sul vincolo il Tar si è espresso nel merito.

La vicesindaco Anna Scavuzzo, che ha gestito il dossier nel rush finale, dal luglio 2025 quando ha assunto le deleghe all’Urbanistica dopo le dimissioni di Giancarlo Tancredi, sottolinea che «il Tar ha parlato chiaro, il Consiglio ha lavorato nel rispetto delle regole. Cinque sedute di Commissione, oltre 15 ore di discussione in aula, un confronto lungo e vero. La delibera è stata esaminata correttamente e il ricorso sulla procedura è stato respinto nel merito. Gli altri sono stati dichiarati inammissibili. Rispetto chi ha scelto di rivolgersi ai giudici, ma oggi c’è anche un dato politico: su San Siro la città ha discusso, si è confrontata e alla fine ha scelto. Quel confronto non è stato tempo perso. Ha migliorato il progetto e fissato impegni precisi. Adesso tocca rispettarli: metà dell’area a verde, risorse per le opere pubbliche, controlli antimafia rigorosi e massima attenzione alla qualità dei lavori e del cantiere». Ora, conclude, «abbiamo la responsabilità di realizzare al meglio ciò che è stato deciso». Adesso, aggiunge l’assessore allo Sport Martina Riva, «è il momento di lasciarsi le polemiche alle spalle e di guardare avanti, puntando con decisione all’obiettivo degli Europei del 2032, un appuntamento a cui Milano non può rinunciare e a cui dovrà arrivare con un impianto moderno, accessibile e sostenibile». Fedrighini non molla: «Non cambia nulla, andiamo avanti con convinzione perchè molte anomalie sulla vendita sono avvenute dopo la presentazione dei ricorsi». Si attendono sviluppi anche dalla Procura, l’inchiesta è ancora in corso.