Nell’Inter di curva, quella vera e che non si vede dagli spalti, c’è sempre un conto da regolare. E Mauro Nepi (a sinistra nella foto)- l’ultrà nerazzurro imputato per l’omicidio di Vittorio Boiocchi (a destra) - secondo chi lo conosceva da dentro, un conto lo aveva aperto da tempo: quello con i soldi della gestione della Nord, quelli che pensava gli spettassero subito dopo l’omicidio Boiocchi. A raccontarlo ai pm della Dda milanese Paolo Storari, Stefano Ammendola e al collega della Dna Giovanni Musarò è Gianfranco Ferdico, padre dell’ex capo ultrà Marco Ferdico, oggi collaboratore di giustizia come il figlio. Nei verbali depositati martedì nel processo per l’omicidio Boiocchi a carico dei due Ferdico e del pentito Andrea Beretta il quadro che emerge è quello di un uomo, Nepi, convinto di aver pagato un prezzo troppo alto per un potere che non è mai arrivato.
L’aspettativa era chiara: entrare nella cabina di regia della curva dopo la morte di Boiocchi, ucciso a colpi di pistola a Milano nel 2022. Ma l’arrivo di Antonio Bellocco, l’esponente della ‘ndrangheta ucciso nel 2024 da Beretta, cambiò gli equilibri. E Nepi, spiega Ferdico padre, si è ritrovato tagliato fuori anche dalla spartizione degli introiti, ricordando come Nepi rivendicasse un merito preciso: essersi reso disponibile a segnalare il momento in cui Boiocchi lasciava lo stadio per tornare a casa, dove sarebbe stato ammazzato. Da lì la pretesa di una «sua parte».
I conti, però, non tornavano mai abbastanza: a Nepi sarebbero stati versati 25mila euro, l’ultima cifra, prima che i rubinetti si chiudessero. E allora la frase che pesa come una condanna anticipata: Nepi avrebbe detto di far «più paura da morto che da vivo». Parole che Beretta, Marco Ferdico e lo stesso Bellocco, cioè il direttivo della curva, avrebbero letto come una minaccia neanche troppo velata.
Ora la posizione di Nepi, già a processo, sarà riunita a quella degli altri imputati davanti alla Corte d’Assise di Milano, dove il processo è stato aggiornato al prossimo 7 ottobre.
