Apparentemente tranquillo, per nulla turbato, «ha preparato anche il caffè ai Carabinieri». Così appariva Alessio Tucci, 19enne imputato per il femminicidio della ex Martina Carbonaro, 14enne uccisa il 26 maggio ad Afragola, stando al racconto di Enza Cossentino, madre della ragazzina, nel corso della sua deposizione davanti alla seconda sezione della Corte di Assise di Napoli.
Un racconto più volte interrotto dalle lacrime, che ha ripercorso le ore della scomparsa della figlia e i due giorni di ricerche durante i quali Tucci partecipò alle ricerche insieme alla famiglia della ragazza. Cossentino ha deposto indossando il braccialetto elettronico previsto dal divieto di avvicinamento ai parenti dell’imputato, emesso dal gip di Napoli Nord dopo alcuni episodi di minacce avvenuti ad Afragola nei mesi scorsi. Martina, ha ricordato la donna, era uscita nel pomeriggio dicendo alla madre che sarebbe andata alla yogurteria con un’amica (sentita anche lei in udienza). Intorno alle 19 Cossentino l’aveva chiamata per dirle che la cena era pronta. «Mi disse: ‘Sto venendo’. Poi le chiesi se stava con Alessio, ma mi disse di no». Le telefonate sono proseguite fino alle 20,20, quando, ha raccontato la donna, «sembrò come se qualcuno le stesse togliendo il telefono di mano». Cinque minuti dopo il cellulare era spento. Durante le ricerche, ha riferito la madre, Tucci disse che Martina non aveva voluto farsi accompagnare da lui e se n’era andata con un’altra persona in scooter. Per la madre di Martina la deposizione ha significato anche tornare con la memoria a quei giorni e al momento in cui ha capito che dietro la scomparsa della figlia c’era proprio quel ragazzo che aveva accolto in casa come uno di famiglia.
L’avvocato della famiglia Carbonaro, Sergio Pisani, ha sottolineato che «la famiglia non era contenta che, pur così giovane, Martina avesse un fidanzato, ma avevano abbassato la guardia proprio perché si trattava di un ragazzo che, sebbene fosse più grande, era comunque come di famiglia».
