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Milano

“L’autista del tram 9 ha avuto un malore”. Ecco gli esiti della consulenza difensiva: “Fu un evento imprevedibile, nessuna condotta illecita”

Secondo la relazione degli esperti Andrea Finzi e Massimo Levratti il 60enne ha perso conoscenza prima dello schianto

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Un malore che ha dato il via a un evento imprevedibile. È questa la conclusione a cui sono arrivati i consulenti di parte dell’autista del tram, che lo scorso 27 febbraio si andò a schiantare contro un palazzo di Milano, uccidendo due persone e ferendo una sessantina di passeggeri. Il 60enne sarebbe svenuto perdendo così il controllo del mezzo. I due periti, Andrea Finzi e Massimo Levratti, hanno depositato la relazione in procura nei giorni scorsi che ora valuterà il da farsi. Non è escluso che le pm Corinna Carrara e Elisa Calanducci possano a questo punto chiedere l’archiviazione dell’inchiesta. Gli esperti hanno stabilito che l’uomo ha perso coscienza durante la guida, e che quindi non è attribuibile a lui nessuna condotta illecita, negligente o imprudente. Anche l’azienda Atm non avrebbe quindi avuto alcuna responsabilità nell’omissione della sorveglianza sanitaria e nella gestione dei rischi.

La versione dell’autista, difeso dall’avvocato Mirko Mazzali, è stata sempre quella di avere avuto un malore. Non essendo più lucido, Pietro M., sessantenne con una esperienza trentennale alla guida dei tram, invece di spingere in avanti la cloche (un’azione che rallenta la velocità del tram), la avrebbe fatalmente tirata verso di sé, aumentando la velocità. Anche gli esperti condividono questa ricostruzione, spiegando che a riprova di ciò ci sarebbe la mancata attivazione dello scambio a radiofrequenza che ha causato il deragliamento.

Poco prima dello schianto, l’autista era al telefono con un collega. Gli avrebbe raccontato di un infortunio subito a inizio turno, una mezz’ora prima del mancato scambio dei binari: sollevando la carrozzina di un passeggero disabile, l’autista si era fatto male all’alluce del piede sinistro. Proprio questo episodio, insieme a una procedura odontoiatrica stressante effettuata la mattinata dell’incidente, un digiuno e un senso di malessere già nelle ore precedenti il turno, avrebbero causato lo svenimento del 60enne.

L’autista, riferiscono gli esperti, aveva avuto tre precedenti episodi di probabile sindrome vaso-vagale, avvenuti in circostanze estranee al lavoro. Trattandosi di episodi blandi e isolati, non sarebbero stati riferiti durante le visite di idoneità e non risultano elementi che rendessero necessari specifici accertamenti preventivi.

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