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Cronaca giudiziaria

Lo ammette anche il legale di Fakir: primo test positivo alla cocaina. “Ma non spiega tutto”

Al via gli accertamenti tossicologici sul 42enne morto durante un intervento della polizia al Pilastro di Bologna. L’avvocato della famiglia: “Serve stabilire quantità, tempi e reale incidenza della sostanza”

L'intervento degli agenti per calmare Abderrahim Fakir, terminato nell'immobilizzazione che ne ha causato la morte, Bologna, 23 luglio 2026. ANSA

Il primo test sulla cocaina è risultato positivo, ma per chiarire il ruolo della sostanza nella morte di Abderrahim Fakir serviranno ulteriori accertamenti. Così Fabio Anselmo, legale dei familiari del 42enne morto a metà luglio durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro di Bologna.

L’avvocato è intervenuto con un lungo post su Facebook dopo i primi risultati degli esami. “Il primo test sulla cocaina è positivo e sarà quindi necessario stabilire con precisione quantità, tempi e reale incidenza di quella sostanza, ma per qualcuno sembra già sufficiente per trasformarla nella spiegazione di tutto, cancellando ciò che è accaduto davanti a una telecamera”, scrive Anselmo.

Proprio oggi, prosegue il legale, “iniziano le operazioni di accertamento tossicologico, con prelievi e analisi che richiederanno diversi giorni”. Un passaggio che dovrà dunque servire a definire con maggiore precisione il quadro e l’eventuale incidenza della cocaina. Anselmo contesta però le conclusioni che, a suo giudizio, sarebbero già state tratte prima degli esiti definitivi: “C’è già chi, come avevo previsto fin dall’inizio, sembra aver deciso quale dovrà essere la causa della morte di Fakir: la cocaina. Una conclusione pronta ancora prima degli accertamenti, nonostante le immagini terribili di quel filmato, le urla di dolore, quel ‘non respiro, non respiro’ pronunciato mentre subisce una compressione violenta e prolungata che termina con la sua morte”.

Nel suo intervento il legale richiama anche altri casi giudiziari del passato. “Conosciamo questi schemi e sappiamo quanto spesso siano stati utilizzati anche davanti ad altre morti drammatiche, da Federico Aldrovandi a Riccardo Magherini, fino a Stefano Cucchi”, scrive Anselmo, ricordando anche le parole pronunciate da Matteo Salvini dopo la condanna definitiva per omicidio preterintenzionale nel caso Cucchi (“la droga fa male”, ndr).

Poi la conclusione dell’avvocato, che resta netta: “Una cosa, però, è certa e non è seriamente né onestamente possibile metterla in discussione: droga o non droga, senza quell’intervento, senza quella compressione violenta e prolungata, Fakir non sarebbe morto in quel modo e in quel momento”. Saranno ora gli accertamenti tossicologici e medico-legali a dover ricostruire il peso dei diversi fattori e a fornire elementi utili per chiarire le cause della morte del 42enne.

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