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Cronaca giudiziaria

Fakir, indagine sugli interventi prima dell'arrivo degli agenti

Trovate tracce di sangue sulle manette del marocchino morto al Pilastro, periti al lavoro per capire se sono state toccate da altre persone oltre ai poliziotti. Ma non ci sono impronte digitali

Prima e dopo A sinistra si vede Fakir caduto per terra prima dell'intervento degli agenti in un'immagine della bodycam di uno dei due agenti. Sopra, invece, una foto dell'uomo sorretta da una manifestante nel corso delle proteste che sono esplose in città i giorni seguenti

Non sarebbero emerse impronte digitali «evidenti» sulle manette usate su Abderrahim Fakir, morto il 19 luglio dopo essere stato immobilizzato dai due poliziotti che la Procura di Bologna ha iscritto a modello 45 bis, un registro preliminare diverso da quello degli indagati, voluto dal governo per tutelare le forze dell’ordine. Un esame disposto per non escludere nulla nella ricostruzione della dinamica che ha portato al decesso del 42enne nel quartiere Pilastro, e per capire se qualcun altro le abbia toccate e come, durante l’immobilizzazione. Sarebbero state repertate solo tracce biologiche, tra cui anche forse sangue, che ora andranno analizzate.

Ma che non ci siano impronte digitali, per l’avvocato Fabio Anselmo, che assiste la famiglia di Fakir, «è un esito particolarmente singolare, che però potrebbe essere anche significativo». «Piccoli dettagli» secondo l’avvocato che difende i poliziotti, Gabriele Bordoni. Quello di cui «siamo sicuri - aggiunge - è la correttezza dell’operato degli agenti. Io ho visto l’intero filmato della bodycam e mi sono fatto un’idea precisa di quello che è avvenuto su cui c’è poco da discutere, lo schiacciamento è assolutamente inesistente. Non c’è un istante in cui si veda un gesto violento. I due hanno parlato con lui per venti minuti senza avvicinarsi, hanno chiamato un’auto medica, sono stati costretti a intervenire solo dopo». Decisivi potranno essere gli esiti degli accertamenti medico legali. In una prima fase era emerso un «sanguinamento alveolare» che per Bordoni «non è compatibile con lo schiacciamento». E poi altre «tracce di sangue nel cervello che vanno valutate perché anche queste non hanno origine traumatica», continua. Gli esami tossicologici serviranno per dettagliare quelle tracce di cocaina rinvenute in una fase iniziale: «Capiremo quanta ne era stata assunta, da quanto tempo, o se c’era la presenza anche di altre sostanze». Un dato cruciale, insieme alla verifica su pregresse patologie cardiache, per capire le cause dell’emorragia. Restano un mistero le ore antecedenti alla morte di Fakir. Cosa ci facesse lì, chi abbia visto e perché. Ma il secondo telefono che l’uomo usava correntemente non si trova. Si sta analizzando il contenuto dell’unico dispositivo sequestrato.

Intanto scoppia la polemica perché i due agenti da lunedì prossimo potrebbero tornare alle volanti, come fatto sapere dal loro legale. Durissima Ilaria Cucchi, Avs: «Fino a pochi giorni fa erano impiegati in attività interne. Poi Salvini è intervenuto in loro difesa, rispondendo alla sorella di Fakir che chiedeva conto del rientro in servizio. Ora il legale rende noto quando torneranno operativi su strada. Com’è possibile che un difensore sappia in anticipo le disposizioni interne?». Gli agenti sono da settimane bersaglio di insulti sui social. «Ma se agli occhi degli stessi pm è parso, fino a prova contraria, che avrebbero agito con causa di giustificazione, visto che li hanno iscritti a modello 45 bis, è così anomalo che tornino in servizio?».

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