Cosa facevano i custodi quando, la sera di Ferragosto, è scattato l’allarme al Mume? Nel giallo sul furto delle opere di Antonello da Messina - si apprende da fonti investigative - è questo il filone principale dell’inchiesta della procura di Messina che procede a carico di ignoti per furto pluriaggravato. I custodi erano 4: due donne con anni di anzianità e due giovani assunti da poco. Tutti entrati in servizio alle 19.30. Mentre la loro vita viene passata al setaccio, sono stati posti in ferie d’ufficio e sarà avviato un procedimento disciplinare non appena il dipartimento per i Beni culturali della Regione siciliana riceverà la relazione della direttrice del museo, Marisa Mercurio, anche lei sentita dagli inquirenti.
Chi osservava i monitor della videosorveglianza? CLa teca blindata che custodiva la tavoletta bifronte è stata sfondata con una mazzetta: nessuno ha sentito rumore? Le indagini puntano a comprendere perché non siano intervenuti dopo l’allarme e a individuare chi lo abbia spento senza avvertire le forze dell’ordine, a cui il sistema non era collegato. Avrebbero detto di averlo ritenuto un falso allarme, ma la versione non convince. L’inchiesta prosegue su più fronti: «Compresa quella della complicità interna ma non scartiamo un possibile coinvolgimento della criminalità di tipo mafioso», ha detto il procuratore di Messina Antonio D’Amato.
L’esame delle celle telefoniche agganciate nella zona potrebbe aiutare a individuare i responsabili che hanno lasciato delle tracce. Sono al vaglio le immagini delle telecamere interne ed esterne del museo e della zona, per individuare il percorso dei ladri. Il furgone su cui sono stati fatti accertamenti non sarebbe quello utilizzato per la fuga. Il Mume ieri ha riaperto battenti: un velo nero al posto delle preziosissime opere trafugate, mentre si spera di intercettare le opere prima che scompaiano all’estero o in qualche villa privata. Su questo indaga il Nucleo Tutela patrimonio culturale di Roma.
