Arrestato l’assassino di Luigi «Luca» Esposito. Ridha Rahmoumi, 26 anni, tunisino senza fissa dimora, quando è stato fermato dai carabinieri aveva ancora con sé il cellulare della vittima e la sua carta di credito. Nella notte, davanti al magistrato, la confessione. «Abbiamo litigato. Poi l’ho colpito, l’ho coperto con rami secchi, stracci e pezzi di plastica, infine gli ho dato fuoco». Sicuramente era ancora vivo il giornalista salernitano quando le fiamme l’hanno divorato completamente rendendolo irriconoscibile. L’autopsia, oltre alle numerose fratture su tutto il corpo, avrebbe rilevato anche la presenza di fumo nei polmoni, chiaro segno che quando Ridha ha acceso il rogo il 53enne respirava ancora. Il giovane, però, non avrebbe saputo spiegare il movente dell’omicidio, alimentando ancora di più i dubbi sulla misteriosa vita del cronista sportivo.
Certo è che i due si conoscevano da tempo e che si sentivano spesso al telefono, come accertato dagli inquirenti analizzando i tabulati telefonici. E che anche la sera del 18 luglio si erano sentiti. L’ultimo
accesso di Esposito a Whatsapp è delle 22,47, quando si scambia l’ultimo messaggio con Ridha. Tanto per darsi appuntamento alla serra in via Contrada Bivio Cioffi, una zona di campagna lungo la statale 7 bis a Eboli. Ma all’amica e collega Mary Esposito poco prima Luca dice che sta andando alla casa vacanze di Agropoli.
La svolta: i carabinieri sanno che nella Ypsilon bianca di Esposito, trovata a pochi passi dal cadavere, c’era un’altra persona. Gli esperti delle investigazioni scientifiche isolano un’impronta. Una traccia importante, che appartiene a un immigrato fermato pochi giorni prima e fotosegnalato. Ma di Ridha, fino a quel momento presunto indiziato di delitto, si sono perse le tracce. Ci vorranno due giorni di ricerche, grazie anche all’aiuto dello squadrone eliportato dei cacciatori di Puglia e del Ros per stanarlo in un casolare abbandonato a Borgo Cioffi, a poca distanza dal luogo dell’omicidio.
Alla vista dei militari il tunisino fugge e tenta di nascondersi in un’ala dell’edificio. Chiude una porta e si barrica cercando scampo. Alla fine non gli resta che arrendersi e seguire i carabinieri in caserma. Prima nega tutto poi,
davanti alle prove, crolla. In attesa della convalida del fermo Rahmoumi, accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e ricettazione, è stato trasferito nel carcere di Salerno.
Alla notizia dell’arresto intervengono Ida e Francesca Esposito, sorelle della vittima, attraverso il loro legale, Annalisa Califano: «A nome della famiglia ringrazio la Procura di Salerno e tutte le forze dell’ordine che si sono attivate con grande impegno e professionalità. Per la famiglia questo è solo il primo passo. Ora chiediamo con forza che le indagini vadano avanti per chiarire tutti i punti ancora oscuri di questa agghiacciante vicenda: il movente, le modalità e se ci sono altre responsabilità. In questa giornata così delicata, i familiari hanno scelto di raccogliersi in un religioso silenzio. Non intendono rilasciare dichiarazioni. Chiediamo rispetto per la vittima e per il loro dolore».
