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Cronaca giudiziaria

“Sei di mia proprietà...”: stalker arrestato

Per il Gip il bracciale elettronico non era sufficiente a proteggere la donna

Investe una coppia, scende dall’auto e accoltella un 19enne: fermato un minorenne

Prima la minacciava di morte, poi si pentiva e diceva di volersi togliere la vita. La riteneva, è la sintesi dell’accusa, «di sua proprietà». Voleva impedire che lei mettesse fine alla loro relazione, convinto di «avere il diritto» di controllarla. Con l’accusa di atti persecutori, è stato arrestato il pomeriggio di Ferragosto un 31enne italiano, nell’ambito di un’inchiesta dei carabinieri della compagnia di Pioltello. La vittima è una donna di un anno più giovane di lui. «Sei una p...», «Ti ammazzo», le diceva. Le faceva decine di chiamate sul cellulare del figlio di lei dopo che lo aveva bloccato, e ha inviato a un suo familiare una foto dei loro rapporti sessuali. «Aveva un atteggiamento ossessivo e morboso», le parole del gip Elio Sparacino. I due, che avevano avuto una relazione da adolescenti, erano tornati insieme nel 2025. Già all’epoca però il ragazzo aveva mostrato un carattere violento, al punto che i genitori della ragazza lo avevano denunciato per aggressione nei confronti della figlia e di un’amica. È il nuovo rapporto sentimentale però al centro dell’inchiesta: il ragazzo si legge nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere non aveva mai smesso di essere «irascibile e sgarbato», con atteggiamenti «controllanti e comportamenti invasivi». Agli atti c’è un episodio che riguarda un ex compagno della donna le avrebbe mostrato un proiettile a lui destinato e uno che riguarda il figlio. Mentre si trovava alla guida per le vie di Roma, avrebbe messo a rischio la loro incolumità, con «sorpassi azzardati e senza guardare la strada». Segnala, il gip, un’ altra circostanza: dopo il rifiuto di un approccio sessuale, l’avrebbe minacciata e poi avrebbe cercato di impedire in ogni modo di chiamare i soccorsi. «Non ho nulla da perdere», le sue parole. Infine il rifiuto di consegnare le chiavi di casa della 30enne. Per la sua incapacità di «autocontrollo», il gip ha ritenuto che non fosse sufficiente il braccialetto elettronico e il 31enne, assistito dall’avvocato Giuseppe de Lalla, è stato portato a San Vittore. «Siamo ai primissimi passi di una indagine per fatti che ora sono ricostruiti solo e solamente sulla base delle parole della denunciante. Si è trattato sostanzialmente solo di parole tra due persone che si conoscono da 15 anni e peraltro è documentato che lui l’aiutava da anni economicamente. La custodia cautelare applicata appare assolutamente sproporzionata. Attendiamo l’interrogatorio di garanzia per completare il quadro con la versione dell’indagato».

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