Le due vie di Garlasco, che partono da Pavia e arrivano a Milano e Brescia. È un triangolo giudiziario quello che si staglia per Andrea Sempio e Alberto Stasi, il nuovo imputato e il condannato in via definitiva, pronti ad affrontare un percorso parallelo che rappresenta l’ultima occasione per arrivare alla verità sull’omicidio di Chiara Poggi. Il destino di Sempio si deciderà a Pavia, dove il gup Luigi Riganti, ieri, ha ricevuto il fascicolo depositato dal procuratore capo Fabio Napoleone, il quale ha chiesto il rinvio a giudizio dell’imputato sulla base di un castello accusatorio costruito su 21 indizi, considerati «gravi, precisi e concordanti» al punto da ritenere che sia stato proprio Sempio la mattina del 13 agosto 2007 a uccidere Chiara, mosso dalla crudeltà e dall’odio scatenato dal rifiuto delle sue avance sessuali. Entro cinque giorni dal deposito, dovrà essere fissata la data dell’udienza preliminare davanti al gup Riganti, giudice di lungo corso, al Tribunale di Pavia dal 2010 dopo le esperienze a Enna, Vercelli, San Benedetto del Tronto e Piacenza, nonché titolare di procedimenti importanti, come il processo a carico di Massimo Adriatici, l’ex assessore al comune di Voghera condannato per l’omicidio di Younes El Boussettaoui. Chi conosce Riganti, lo descrive come un togato scrupoloso, inavvicinabile e incline all’approfondimento di tutti gli atti. Caratteristiche che, considerando la mole di carte dell’inchiesta su Garlasco, potrebbero allungare i tempi per la convocazione di Sempio alla sbarra. Perché sebbene tra la data del deposito della richiesta di rinvio a giudizio e il giorno fissato per l’udienza non possa intercorrere un termine superiore a 30 giorni, si tratta comunque di «termini ordinatori» che potrebbero anche non essere rispettati alla lettera. Nell’udienza preliminare, che potrebbe svolgersi a dicembre o a gennaio, i difensori di Sempio, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, sarebbero pronti a sollevare un’eccezione di incostituzionalità: Riganti potrebbe rigettarla, sposando la visione dei giuristi convinti che, nonostante sia un unicum, è possibile processare un altro soggetto per lo stesso reato per il quale c’è già un condannato, o «congelare» il caso e inviare tutto alla Consulta.
Il destino di Stasi, invece, si gioca a Brescia, con un focus aperto su Milano. Dalla Procura generale si attende la decisione della procuratrice Francesca Nanni sulla revisione. La difesa di Stasi depositerà l’istanza nei prossimi giorni, forte di prove nuove. Il processo di revisione, che si celebrerà davanti alla Corte d’Appello bresciana, sarà probabilmente nelle mani di un reggente. L’attuale procuratore generale Guido Rispoli, infatti, è stato nominato capo di Verona dal Csm. Così il caso Stasi potrebbe finire sulla scrivania dell’avvocato generale Domenico Chiaro.
