Mohammad Hannoun e gli altri tre suoi sodali detenuti in regime di alta sicurezza restano in carcere in attesa del processo. È questa la decisione del Tribunale del Riesame di Genova per i 4 detenuti dal 27 dicembre del 2025 in quanto ritenuti responsabili di aver finanziato Hamas raccogliendo milioni e milioni di euro con finte associazioni caricatevoli. Oltre a Mohammad, fondatore della ABSPP, l’associazione al centro dell’inchiesta, ci sono anche Riyad Albustanji, chiamato “lo sceicco”, e i due responsabili della filiale milanese, Raed Dawoud e Yaser Elasaly.
È la seconda volta che il collegio genovese, nuovamente presieduto da Marina Orsini, si pronuncia sugli arresti. A gennaio aveva disposto la scarcerazione di altri tre arrestati ( Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa, Raed Al Salahat e Khalil Abu Deiah), poi confermata dalla Cassazione che aveva respinto il ricorso della procura di Genova. Proprio la Cassazione aveva annullato con rinvio l'ordinanza che confermava il carcere per Hannoun (presidente dell'Api, associazione dei palestinesi in Italia) e degli altri tre principali indagati, chiedendo una rivisitazione complessiva del quadro probatorio, un'analisi puntuale delle fonti aperte e anche elementi specifici a indicare fra le altre cose la consapevolezza degli indagati circa la finalità terroristica dei finanziamenti. Il collegio difensivo degli indagati ha preannunciato un nuovo ricorso in Cassazione.
Figura centrale che comproverebbe il fatto che Mohammad Hannoun e gli altri arrestati fanno parte di Hamas sarebbe Osama Alisawi, ministro di Hamas dal 2008 al 2014. Attraverso di lui, per i giudici del Riesame di Genova che ha confermato le misure cautelari, sono stati veicolati molti finanziamenti ad associazioni di Gaza e della Cisgiordania. Tra i quali quelli destinati all'adozione a distanza di 21 orfani figli di 9 "martiri di guerra", cioè soldati delle Brigate Al Quassam, l'ala militare di Hamas, uccisi durante l'offensiva israeliana del maggio 2021 dove morirono in tutto 250 palestinesi. Per il Riesame "il sostegno economico alle famiglie, attuato non già da semplici operatori di beneficenza in favore di persone vittime di un conflitto, bensì da soggetti intranei all'organizzazione non può essere letto come elemento avulso dalla vita dell'associazione alla quale gli indagati appartengono, condividendone obiettivi e metodi e dalla quale non hanno mai espressamente preso le distanze".
I difensori hanno invece sottolineato come nello stesso periodo sono stati adottati oltre mille orfani palestinesi. Rispetto alla consapevolezza di Hannoun e degli altri i giudici ricordano l'intercettazione in cui uno degli indagati cancellando i file dal server dell'associazione dice all'altro: "Questo è il file più pericoloso che c'è! Perché questo è quello che viene da là sotto.. questo ci porterà.. a 25 anni di carcere". Secondo gli inquirenti si tratta di uno dei file che rendicontavano i finanziamenti che passavano attraverso l'ex ministro Alisawi.
Per il Riesame "il finanziamento agli orfani dei martiri, gestito e realizzato secondo le specifiche indicazioni di Osama Alisawi (a lungo presidente del Blocco Islamico dell'Unione degli Ingegneri, sindacato-schermo dell'ala militare di Hamas) è frutto di un intervento che viene gestito in modo da assicurare continuità e prestigio al percorso militare nelle Brigate che rappresentano il braccio armato di Hamas".
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