Il rapporto consegnato alla Commissione europea parla di una persistenza fino a 11mila migranti dentro Ceuta dopo l’ondata degli 80mila che l’ha invasa 10 giorni fa. Undicimila persone di cui non si conosce la storia sanitaria, che vivono ammassate tra la spiaggia, dove hanno costruito perfino delle capanne, e l’esterno del centro di accoglienza, dove le persone sono comunque ristrette perché è al tracollo. Tutto questo in piena estate, nel mezzo di un’ondata di calore e con scarse possibilità di curare l’igiene personale. Cosa potrebbe mai andare storto in un territorio di poco più di 18 chilometri quadrati di estensione, dove si sono riversate decine di migliaia di persone in aggiunta agli 80mila che vi abitano?
Tutto. E infatti il presidente dell’Associazione Medica di ceuta, Enrique Roviralta, ha chiesto alla ministra della Salute spagnola, Mónica García, di visitare la città autonoma per constatare di persona la “vera e propria catastrofe sanitaria” in corso. Sono già stati registrati casi di “diarrea con febbre” e non è escluso che possano “verificarsi focolai epidemici, che non colpiranno solo chi ne è affetto”. Secondo Roviralta, “quello che è inaccettabile è la mancanza di protocolli, la mancanza di rinforzi esterni e il fatto che il Ministero della Salute e il Ministero della Difesa non abbiano ancora predisposto un adeguato supporto logistico per affrontare questa vera e propria catastrofe sanitaria”.
A guardare dall’esterno la situazione di Ceuta, però, non stupisce l’atteggiamento del governo Sanchez. Se mandasse i rinforzi sanitari sarebbe come ammettere che è in corso un’emergenza nell’exclave, e questo stride con l’atteggiamento assunto dall’esecutivo, che sta minimizzando la situazione, tanto che il premier già il agosto ha lasciato Madrid per andare a godersi le vacanze a Lanzarote. Eppure la previsione di un rafforzamento del presidio sanitario sarebbe dovuta essere già sul tavolo, anche per il solo fatto che Ceuta è un territorio spagnolo esterno alla penisola, che quindi ogni soluzione logistica necessita di maggiori attenzioni. Roviralta ha voluto sottolineare che sono ancora presenti “persone senza assistenza sanitaria. Non conosciamo il loro stato vaccinale, né se siano in cura per qualche malattia”. Una potenziale bomba epidemica che sarebbe devastante per la città, e se “si verificasse un’epidemia di qualsiasi tipo, come tubercolosi, dissenteria, colera, qualsiasi cosa, o anche un semplice focolaio di morbillo, il sistema sanitario attuale verrebbe ulteriormente messo a dura prova”.
