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Cronaca internazionale

“Abbiamo paura, siamo abbandonati”. Oltre 200 chiamate di soccorso al giorno al numero di emergenza di Ceuta

La rabbia degli abitanti dell’exclave esplode a causa della violenza dei migranti. Parla la ristoratrice: “Locali vuoti, nemmeno in pandemia un impatto simile”

A Ceuta la tensione è altissima e la situazione non accenna a migliorare: non è solo percezione, come ama dire qualcuno in Italia, perché quotidianamente al numero di emergenza arrivano circa 200 chiamate di persone che chiedono aiuto, che hanno bisogno dell’intervento della polizia e che si sentono in pericolo. Duecento chiamate per una città di 80mila persone sono un numero enorme e la situazione si aggrava nel fine settimana, quando gli abitanti di Ceuta provano a riprendere in mano la propria vita, quindi magari escono di più e vanno incontro i pericoli delle strade.

“Ho il terrore di uscire dopo la rapina. È un trauma. Non lo dimenticherò mai”, ha dichiarato una giovane a El Faro de Ceuta. Sabato mattina all’alba è stata seguita da uno dei migranti che vagano ancora per le strade della città: l’ha puntata e le ha rubato la borsa. Lei ha provato a opporsi, ha perfino parlato in arabo per convincerlo a lasciarla andare ma lui si è portato via tutto. Ed è solo uno dei tanti episodi che sono avvenuti sabato, che lasciano l’amaro in bocca per come una città che fino a un mese fa era tranquilla e viveva in perfetto equilibrio com exclave spagnola in Marocco sia sia potuta trasformare. “Di solito in un giorno arrivano 20 o 30 chiamate, se è fine settimana aumentano, ma quello che stiamo vivendo ti travolge”, ha dichiarato Javier Otero, portavoce del Sindacato della Polizia Nazionale. È evidente che decuplicare le chiamate in pochi giorni abbia un impatto dirompente sulla gestione degli stessi ma dà anche la misura di ciò che era e di ciò che Ceuta è diventata.

“Un ingresso di questa portata senza un controllo sufficiente finisce per generare gravi problemi di sicurezza”, sono le parole del sindacato Unificato della Polizia (SUP), che ribadisce: “Non parliamo di percezione di insicurezza, parliamo di fatti”. E lo testimoniano anche i ristoratori cittadini, che vedono i loro ristoranti vuoti: “Noi abitanti di Ceuta siamo abbandonati. Vogliono venderci l’idea che questa non sia un’invasione, ma è proprio così. Qui viviamo con la paura. Tutti conosciamo qualcuno che è stato vittima di molestie o di qualche reato da parte loro”. Queste sono le parole di Gema Molina, proprietaria del ristorante El Capote di Ceuta, che sottolinea come “le famiglie ormai non escono quasi più. Il mio ristorante ha 15 anni e nemmeno in pandemia abbiamo avuto un impatto del genere”. Una situazione comprensibile, anche perché, aggiunge, i migranti “si avvicinano per chiedere soldi e quando non glieli si dà, ce ne sono alcuni che diventano aggressivi”, tra le altre cose.

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