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Cronaca internazionale

ChatGPT, Claude e Gemini nel mirino: così la Cina avrebbe addestrato la sua IA

Secondo Washington, alcune società cinesi avrebbero usato milioni di risposte dei modelli americani per ridurre tempi e costi nello sviluppo dei propri sistemi

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Si scalda nuovamente la guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Sotto i riflettori sono finiti i modelli di intelligenza artificiale. Negli ultimi giorni Washington ha infatti accusato alcune società cinesi di utilizzare in modo sistematico i sistemi americani più avanzati per accelerare lo sviluppo dei propri. Pechino ha davvero rubato il know how tecnologico statunitense?

L’ombra della “distillazione”

L’intera vicenda è stata ricostruita alla perfezione dal Wall Street Journal. Sei aziende cinesi di intelligenza artificiale sono state accusate dalle agenzie di sicurezza statunitensi, tra cui National Security Agency e Federal Bureau of Investigation, di aver sfruttato i modelli americani attraverso una tecnica chiamata “distillazione”.

L’accusa è particolarmente pesante: secondo gli apparati Usa, le società cinesi avrebbero condotto attività “aggressive, malevole e mirate” su scala industriale, effettuando milioni di interazioni con sistemi come Claude di Anthropic, ChatGPT di OpenAI, Gemini di Google e Grok di xAI.

L’obiettivo sarebbe stato quello di usare le risposte dei modelli americani più avanzati per addestrare sistemi concorrenti cinesi, riducendo così tempi, costi e difficoltà dello sviluppo. Attenzione: la distillazione, di per sé, non è però una pratica illegale. È una tecnica normalmente utilizzata nel settore per trasferire le capacità di un modello più grande a uno più piccolo ed efficiente. Il problema nasce però quando questa procedura viene applicata a modelli proprietari senza autorizzazione.

L’accusa statunitense e la strategia cinese

Il meccanismo è relativamente semplice. Un modello di IA viene sottoposto a una grande quantità di domande e richieste, alle quali il sistema “insegnante” risponde fornendo risultati e, in alcuni casi, spiegazioni sul ragionamento seguito. Le risposte vengono poi raccolte e utilizzate per perfezionare un secondo modello, quello “studente”.

In questo modo non è necessario replicare da zero tutto il gigantesco lavoro di addestramento compiuto dal modello originale. Un’azienda può quindi osservare come reagisce un sistema molto sofisticato davanti a milioni di richieste e usare quelle informazioni per migliorare rapidamente il proprio prodotto.

Da qui è insomma scattato l’allarme americano. Le autorità Usa sono convinte che le società cinesi non si sarebbero limitate a studiare pubblicamente le tecnologie disponibili, ma avrebbero cercato di interrogare in massa i modelli statunitensi. Anthropic aveva già denunciato a febbraio l’utilizzo di account fraudolenti e servizi proxy per accedere a Claude su larga scala, aggirando i sistemi di controllo della società.

La rincorsa di Pechino

Il risultato, secondo Washington, coinciderebbe con un’accelerazione significativa della rincorsa cinese. Lo scorso luglio, del resto, un dirigente di Anthropic aveva sostenuto che la distillazione aveva contribuito a ridurre il divario tra Stati Uniti e Cina nell’IA da una distanza stimata tra 12 e 18 mesi a circa sei-nove mesi.

Le agenzie americane hanno quindi descritto la portata delle attività cinesi come qualcosa di più di un semplice strumento complementare, definendola un elemento centrale dello sviluppo dell’IA di Pechino.

La Cina respinge però questa ricostruzione. Le aziende coinvolte non hanno fornito una smentita diretta alle accuse, mentre un dirigente di Moonshot AI, la società che ha sviluppato Kimi, ha sostenuto dopo il lancio del modello Kimi K3 che le sue prestazioni fossero il risultato di innovazioni tecnologiche fondamentali e non di semplici operazioni di copia o distillazione.

Dal canto suo il ministero degli Esteri cinese ha invece accusato gli Stati Uniti di diffondere informazioni false e di voler screditare la Cina. Anche alcuni ricercatori americani ritengono infine che la distillazione possa avere aiutato le società cinesi nelle prime fasi della corsa all’IA, ma non rappresenti necessariamente la spiegazione principale dei progressi più recenti.

Cosa succede adesso

Quale sarà la reazione degli Stati Uniti? La distillazione di modelli open source o di sistemi che possono essere liberamente scaricati e modificati è generalmente considerata normale. Diverso è il caso dei modelli chiusi, come Claude, ai quali le aziende cinesi accedono nonostante i divieti previsti dai termini di servizio.

Dal punto di vista legale, stabilire se questa pratica equivalga davvero a un furto di proprietà intellettuale è tutt’altro che semplice. I risultati prodotti da un modello non sono automaticamente equiparabili a un libro o a un’opera protetta da copyright e la distillazione non consiste necessariamente nel copiare direttamente quei contenuti. Washington può però intervenire su un altro terreno.

Il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva tuttavia già avvertito del rischio di sanzioni contro società cinesi accusate di furto e del loro inserimento nella Entity List. Anche eventuali cause giudiziarie restano sul tavolo, sebbene, come detto, dimostrare l’origine dei dati e collegare le operazioni alle società cinesi possa essere difficile, soprattutto quando vengono utilizzati intermediari all’estero. La questione potrebbe infine arrivare al tavolo di Donald Trump e Xi Jinping durante il loro incontro previsto a fine settembre.

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