Un singolare episodio avvenuto in un’autostrada egiziana ha spinto il governo del paese ad avviare rigorose indagini. Nel corso della giornata di ieri, infatti, come comunicato dal ministero dell’Interno egiziano, su un enorme maxischermo presente sulla As-Mehwar, importante autostrada urbana sopraelevata nota ufficialmente come Corridoio 26 Luglio, è stato trasmesso un filmato sessualmente esplicito.
Sono stati solo pochi secondi di video prima che la riproduzione venisse interrotta, ma molti automobilisti lo hanno visto, restando a dir poco scioccante. La As-Mehwar, che collega l’area di El Mohandessin a Sheikh Zayed City (periferia ovest del Cairo), è di norma particolarmente trafficata, pertanto in poco tempo la notizia ha cominciato a circolare sui social, diventando virale. Tanti passanti sono riusciti a registrare il filmato porno con i propri smartphone, facendolo circolare in rete.
La reazione delle autorità egiziane è stata immediata. I sistemi di monitoraggio si sono attivati e si è provveduto allo spegnimento dello schermo in questione, oltre a tutti quelli installati nel medesimo tratto autostradale. Allo stesso tempo, sono subito cominciate le verifiche tecniche.
Secondo quanto riportato da Il Cairo Report, lo schermo pubblicitario è gestito da Arabian United, un’impresa pubblicitaria egiziano-saudita fondata da United Media Services (UMS), a cui si aggiungono anche una parte mediatica egiziana e la Arabian Contracting Services Co. “In data odierna, il 29 del mese corrente, il monitoraggio della sicurezza ha rilevato la manomissione di uno schermo pubblicitario situato lungo una delle strade di Giza, sul quale sono stati trasmessi alcuni filmati inappropriati”, si legge nella comunicazione ufficiale rilasciata dal ministero. “Il sito web di tale azienda internazionale ha subìto un attacco informatico, che ha causato la trasmissione di questi filmati sullo schermo pubblicitario in questione e su schermi simili in diversi Paesi nello stesso momento”, prosegue la nota.
Insomma, si sarebbe trattato di un attacco informatico.
Un gruppo hacker su Telegram avrebbe effettivamente rivendicato l’accaduto, spiegando di aver agito al fine di dimostrare la scarsa affidabilità dei sistemi di sicurezza di queste grandi aziende pubblicitarie. Gli attacchi sarebbero avvenuti anche in Malesia, Brasile e Cina.
Il ministero dell’Interno ha fatto sapere che sono state avviate procedure legali.