Il caso di Lindsay Clancy, la madre americana accusata di aver ucciso i suoi tre figli piccoli, ha tenuto con il fiato sospeso gli Stati Uniti e acceso un forte dibattito sulla salute mentale dopo il parto. Ora, a oltre tre anni dalla tragedia, arriva un nuovo colpo di scena; la giuria chiamata a stabilire la responsabilità della donna non è riuscita a trovare un accordo. Dopo quasi sei settimane di processo e sette giorni di deliberazioni, i giurati sono arrivati per la terza volta a un punto morto. Il giudice William Sullivan ha annunciato che dichiarerà il mistrial, cioè l’annullamento del dibattimento senza un verdetto. “Non penso di avere altra scelta che dichiarare l’annullamento del processo”, ha detto Sullivan in aula. La difesa ha però immediatamente cercato di fermare la decisione: l’avvocato Kevin Reddington ha presentato un appello d’urgenza alla Corte Suprema giudiziaria del Massachusetts. Clancy e Reddington sono comparsi in videocollegamento davanti alla giudice Dalila Argaez Wendlandt, mentre l’avvocata Dana Goldblatt ha chiesto alla Corte di intervenire. Goldblatt ha sostenuto che uno dei giurati non stia rispettando le indicazioni previste dalla legge e che il giudice William Sullivan non stia intervenendo nel modo corretto per risolvere la situazione. Al termine dell’udienza, la giudice ha detto di aver bisogno di tempo per decidere.
La giuria non trova un accordo
La giuria doveva stabilire se Clancy fosse penalmente responsabile della morte di Cora, 5 anni, Dawson, 3, e Callan, appena otto mesi, oppure se dovesse essere considerata non colpevole per incapacità di intendere e di volere dovuta a una malattia mentale. Il primo stallo era arrivato al quarto giorno di deliberazioni. Il giorno successivo i giurati avevano comunicato di essere ancora “incapaci di raggiungere una decisione unanime”. Dopo un ulteriore tentativo, è arrivato il terzo punto morto. A quel punto, Sullivan ha annunciato che avrebbe dichiarato nullo il processo. La difesa non ha contestato che Clancy abbia strangolato i tre figli, ma ha sostenuto che al momento dei fatti non fosse penalmente responsabile a causa delle sue condizioni psichiche. Secondo gli avvocati, soffriva di psicosi post-partum, una rara e grave condizione che può alterare la percezione della realtà. Nei mesi precedenti alla tragedia, Clancy aveva cercato aiuto per un progressivo peggioramento psicologico, rivolgendosi a diversi medici e arrivando anche a contattare una linea telefonica per persone a rischio suicidario. La difesa ha sostenuto che i suoi problemi non fossero stati riconosciuti e curati correttamente e che, nel corso dei mesi, le fossero stati prescritti diversi farmaci. Gli avvocati hanno inoltre raccontato che la donna avrebbe sentito una voce maschile che le ordinava di uccidere i figli e poi togliersi la vita. A sostegno di questa tesi è stata citata la valutazione dello psichiatra forense Phillip Resnick, secondo cui Clancy era psicotica al momento degli omicidi. Nelle conclusioni, Reddington ha attribuito la tragedia “alla dannata medicina e alle cure mediche scadenti che ha ricevuto”.
L’accusa: una tragedia pianificata
La procura ha sostenuto una ricostruzione opposta: Clancy sarebbe stata consapevole delle proprie azioni e avrebbe pianificato il momento degli omicidi. Secondo l’accusa, avrebbe mandato il marito Patrick fuori casa per alcune commissioni, tra cui andare a prendere la cena e passare in farmacia, così da rimanere sola con i bambini. I procuratori hanno inoltre sostenuto che avesse controllato quanto sarebbe durata l’assenza del marito e contattato la farmacia per verificare la disponibilità di un farmaco. Per l’accusa, questi elementi dimostrerebbero che fosse in grado di organizzare le proprie azioni e non si trovasse in uno stato psicotico.
L’omicidio e il tentativo di suicidio
Secondo la ricostruzione emersa in aula, Clancy avrebbe strangolato i tre figli nella cantina della casa utilizzando delle bande elastiche per gli esercizi fisici. Subito dopo avrebbe tentato di togliersi la vita lanciandosi da una finestra del secondo piano. Le ferite riportate l’hanno lasciata paralizzata dalla vita in giù. Fu Patrick, rientrando a casa, a trovare i bambini e a chiamare i soccorsi. Durante il processo sono stati ascoltati medici, soccorritori, familiari, amici e persone che conoscevano Clancy, contribuendo a ricostruire il peggioramento delle sue condizioni psicologiche dopo la nascita dell’ultimo figlio. Il caso ha suscitato enorme attenzione negli Stati Uniti e riportato al centro del dibattito la salute mentale materna. Ora la decisione è nelle mani della Corte Suprema giudiziaria del Massachusetts. La giudice Wendlandt ha detto di aver bisogno di tempo per valutare la richiesta della difesa. Se la Corte non interverrà, Sullivan procederà con l’annullamento del processo e la procura potrà valutare la possibilità di un nuovo processo.
