Un video diventato virale sui social mostra una donna alla guida di un autobus della linea 88 di Londra, destinazione Parliament Hill Fields, con il volto quasi completamente coperto da un niqab. Una circostanza che lascia perplessi i londinesi, ancora memori della stagione del terrore del 2004, comprensibilmente diffidenti davanti a un’autista che indossa un indumento islamico integrale, che non permette nemmeno l’identificazione del soggetto alla guida.
Un’utente ha scritto un post in risposta al video di aver “incontrato questa conducente diverse volte. È evidente che non ha la visione periferica necessaria per guidare in sicurezza. Quando le ho fatto notare che aveva superato la mia fermata, nonostante avessi suonato il campanello con largo anticipo, non è riuscita a capire cosa le stessi dicendo”. E in un commento successivo ha aggiunto che “se dipendesse da una barriera linguistica o dal fatto che il niqab limitasse la sua capacità di sentire, si può solo indovinare. Ho quasi scritto una lettera di reclamo”. La stessa persona ha osservato che il comportamento della conducente le è apparso “immaturo” e ha notato che nel video, quando si accorge che qualcuno la riprende, copre ulteriormente il volto già velato.
I conducenti di autobus pubblici nel Regno Unito devono rispettare requisiti di idoneità fisica e di visione legati alla patente PSV (Public Service Vehicle) ma non esiste al momento un divieto esplicito di indossare coperture religiose del volto. Tuttavia esistono requisiti di sicurezza e di piena capacità operativa vincolanti, come quelli esposti dalla passeggera che parla di visione periferica ostacolata, ma non solo. In situazioni di emergenza o in seguito a un sinistro, l’impossibilità di identificare rapidamente la persona alla guida crea difficoltà concrete alle forze dell’ordine e ai soccorsi. Un volto completamente coperto rende più arduo anche il riconoscimento da parte di eventuali testimoni. Il fatto che una conducente possa operare con una visione così ridotta solleva interrogativi su come siano stati verificati i requisiti in fase di assunzione e di formazione. Al momento non risultano dichiarazioni ufficiali di Transport for London o del gestore del servizio sul caso specifico.
