Gli Houthi dello Yemen hanno preso il controllo dello strategico stretto di Bab el-Mandab. Da qui transitava una fetta notevole del commercio mondiale. Braccio di mare cruciale come lo Stretto di Hormuz, centro della contesa tra Iran e Stati Uniti nell’attuale guerra. Gli Houthi prendono il nome dal clan Al-Houthi, e sono un movimento politico e anche militare che si è sviluppato nel nord dello Yemen, vicino all’Arabia Saudita. Gli Houthi sono zayditi, una branca minoritaria dell’islam sciita, diffusa principalmente nel nord del paese. Mentre la maggior parte della popolazione yemenita è musulmana sunnita. Gli zayditi sono alidi, ovvero secondo loro la guida spirituale e temporale della comunità dei credenti deve tornare alla discendenza di Maometto, a quella di Ali. Rifiutano pratiche tipiche dello sciismo come il matrimonio temporaneo e la dissimulazione di fede, la taqiyya. Secondo gli zayditi l’imam deve essere un discendente di Fatima ma è designato dalla libera scelta della comunità avvicinandosi così al kharigismo. L’imam deve conquistare il suo potere con la sciabola. Questo non è considerato perfetto e non può scomparire occultandosi. Non c’è quindi l’attesa del mahdi. Gli zayditi ritengono che Ali fosse il migliore per succedere, ma considerano valida la sottomissione ai meno eccellenti. Questa dottrina vieta la mistica, non c’è un ordine sufi.
Torniamo allo Yemen. Gli zayditi hanno a più riprese denunciato la loro marginalizzazione nel Paese soppiantati, dal loro punto di vista, da altre correnti come il wahhabismo proveniente dall’Arabia Saudita. Per questo vorrebbero una riabilitazione della loro identità culturale e religiosa e sono nostalgici dell’imamato zaydita terminato con la rivoluzione repubblicana del 1962. Il governo di Ali Abdulah Saleh (filo-saudita, al potere dal 1978 al 2012) ha a sua volta accusato i rivoltosi dell’intenzione di rovesciare il regime al potere e di instaurare la legge islamica sciita zaydita, attizzando inoltre un sentimento anti-statunitense. Gli Houthi si definiscono “Ansar Allah”, i partigiani di Dio, (in arabo أَنْصَار اللّٰه) o “al-Shabāb al-muʾmin”, Gioventù credente, (in arabo الشَّبَاب الْمُؤْمِن). Controllano circa il 30% del territorio, ma esercitano la loro autorità su oltre due terzi della popolazione. Si sono scagliati spesso contro l’imperialismo americano e Israele, che percepiscono come gravi minacce alla sovranità del Paese. Hanno iniziato così anche una forte opposizione al governo centrale.
A partire dagli anni 2000, il movimento guidato da Hussein Badreddine Al-Houthi, da cui deriva il nome del movimento, un ex parlamentare diventato dissidente, si è opposto in modo sempre più aperto alle politiche del regime.Con la “Primavera araba”, le manifestazioni popolari hanno portato alle dimissioni del presidente Saleh che è stato sostituito da Abd Rabbo Mansour Hadi. Da questo momento gli Houthi vittoriosi e sostenuti da Teheran conquistano la capitale Sana’a e il conflitto diventa una guerra regionale e per procura tra l’Arabia Saudita filo-governativa e l’Iran che appoggia i ribelli sciiti. I Partigiani di Dio si erano già inseriti nel conflitto di Gaza scaturito dopo la strage del 7 ottobre, ora sono tornati alla ribalta nell’ultima guerra tra Stati Uniti e Iran creando non pochi problemi a Riyad, al commercio globale e alle esportazioni di petrolio, soprattutto dopo aver danneggiato gravemente un oleodotto che consentiva di aggirare il blocco dello Stretto di Hormuz.
