Non solo Ceuta e Melilla. Tra Tangeri e Oujda, la città più orientale del Marocco, i 500 chilometri di costa mediterranea fino all’Algeria sono punteggiati di isolotti, piccoli arcipelaghi e rocche contese tra Rabat e Madrid, che ne detiene la sovranità. Sono le cosiddette “plazas de soberanía”, tutti punti ad alta sorveglianza perché considerati basi di appoggio per quanti vogliono tentare la fuga dall’Africa all’Europa.
Da Perejil all’isolotto di Alhucemas
Partendo da Tangeri, il primo che si incontra è Perejil, o Tura, nome femminile di origine berbera: un isolotto disabitato a meno di due chilometri dalla spiaggia di Belyounech.
Superata Ceuta, in direzione di Al Hoceima, c’è la Rocca di Vélez de la Gomera, una penisola rocciosa che dipende a livello amministrativo da Melilla. Proprio davanti alla città di Al Hoceima si trova invece l’isolotto di Alhucemas, a 300 metri dalla costa.
L’isola è governata direttamente da Madrid e non appartiene a nessuna delle regioni autonome spagnole. È abitata stabilmente da una guarnigione di militari, una cinquantina in tutto, del Cuerpo de Regulares de Melilla.
Le isole Zaffarine e l’isola di Alborán
Infine, dopo Nador, ci sono le isole Zaffarine, un piccolo arcipelago formato da tre isolotti: Isla del Congreso, Isla Isabel II e Isla del Rey, a quattro chilometri dalla costa marocchina.
Nel corso dei secoli sono servite come cave, poi come zone di quarantena per le navi in arrivo dall’America e come luogo di convalescenza per i soldati feriti nelle scaramucce con il Marocco. A partire dal 1927, le isole furono progressivamente abbandonate dalla popolazione civile, che si trasferì sulla costa. Dal 1982 sono una riserva naturale.
Più al largo, oltre Melilla, c’è l’isola di Alborán, con il suo faro e alcune costruzioni abbandonate. È affiancata dallo scoglio disabitato de La Nube. L’isola dista circa 50 chilometri dalle coste del Marocco e 90 chilometri a sud della provincia di Almería, in Spagna. (ANSA)
