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Cronaca internazionale

Dentro le “soapland” del Giappone: sesso, clienti ossessionati e stalker. Il lato oscuro delle case da bagno

Un omicidio-suicidio a Kobe riaccende l’attenzione sui rischi per le lavoratrici. Tra minacce e persecuzioni, alcune escogitano strategie per allontanare i clienti

notte giappone

In Giappone ci sono tra le 900 e le oltre 1.100 soapland, le tradizionali “case da bagno” diventate ormai parte integrante dell’industria del sesso del Paese. Si tratta di locali molto particolari, a cavallo di una zona grigia, nei quali i clienti, pagando, possono usufruire di bagni e massaggi privati offerti da operatrici specializzate, in un settore che nel corso dei decenni si è sviluppato soprattutto nei quartieri a luci rosse delle principali città nipponiche. Esiste però anche un lato oscuro che si nasconde dietro le quinte di un fenomeno commerciale in salute: quello delle lavoratrici costrette a gestire clienti che confondono il rapporto professionale con un legame personale, come dimostrano gli ultimi fatti di cronaca.

Cosa sono le soapland

Nate originariamente come semplici bagni pubblici destinati agli adulti, le soapland si sono trasformate nel tempo in locali specializzati nell’offerta di servizi di intrattenimento sessuale. Il meccanismo è semplice: il cliente entra nella struttura, sceglie un’operatrice e acquista un servizio della durata prestabilita, che normalmente comprende un bagno privato e massaggi, ai quali possono aggiungersi “prestazioni hot”. La particolarità è che il rapporto viene formalmente presentato come un servizio di massaggio e bagno, anche se l’attività sessuale è rimasta per decenni al centro dell’economia di questi locali, creando una situazione giuridica particolarmente complessa.

Le soapland sono organizzate spesso come veri e propri centri termali in miniatura, con stanze private dotate di vasca, doccia e lettino per i massaggi. Le operatrici accolgono il cliente e lo accompagnano durante il servizio, che può durare da poche decine di minuti fino a diverse ore a seconda del locale e del pacchetto acquistato.

Sono legali? Per rispondere dobbiamo dare un’occhiata alle leggi che regolano il sesso a pagamento in Giappone. La legge sulla prevenzione della prostituzione vieta, in linea generale, la prostituzione intesa come rapporto sessuale a pagamento tra una persona non specificata e un’altra, ma non proibisce nello stesso modo tutti i servizi sessuali offerti dalle attività per adulti. Le soapland, come detto, vendono servizi di bagno, massaggio e intrattenimento e non pubblicizzano la prostituzione come servizio. La distinzione tra ciò che il locale offre ufficialmente e ciò che può avvenire tra cliente e lavoratrice all’interno della stanza privata contribuisce a creare quella zona grigia giuridica che ha permesso al settore di continuare a esistere.

Il lato oscuro che preoccupa il Giappone

Negli ultimi giorni i quotidiani giapponesi erano ricchi di articoli che raccontavano, appunto, il lato oscuro delle soapland. L’episodio cardine coincide con un caso di omicidio-suicidio avvenuto lo scorso giugno nel quartiere Fukuhara di Kobe. Secondo quanto raccontato dal sito Tokyo Reporter, una lavoratrice e un cliente sono stati trovati gravemente feriti all’interno di una stanza privata di una di queste strutture.

La donna, colpita più volte al collo e al torace, è morta in ospedale, così come l’uomo, che si sarebbe poi tolto la vita. Il cliente era un cosiddetto “whale”, cioè un frequentatore che spendeva somme molto elevate e tornava nel locale due o tre volte alla settimana, arrivando anche a compensare la donna per il mancato guadagno nei suoi giorni liberi. Il presunto movente sarebbe stato il matrimonio appena celebrato dalla lavoratrice.

Tra intrattenimento e ossessione

Il settimanale giapponese Friday ha raccolto alcune considerazioni da tre veterane del settore (un settore fiorente come abbiamo scritto qui). Le donne hanno spiegato quanto possa diventare sottile il confine tra cliente abituale e persona ossessionata.

Una lavoratrice ha ricordato un uomo che, dopo aver lanciato una bottiglia contro il muro, le avrebbe urlato che l’avrebbe uccisa se non avesse accettato di frequentarlo. Un’altra ha parlato di un cliente convinto che tra loro ci fosse un progetto di matrimonio: dopo essere stato bloccato sulle app di messaggistica, avrebbe continuato a prenotare telefonando direttamente al locale.

In un altro caso, uno stalker sarebbe riuscito persino a superare il sistema di sicurezza del palazzo della lavoratrice, lasciandole spesa e regali davanti alla porta di casa. Episodi diversi, ma accomunati dalle stesse dinamiche.

La zona grigia

Sarebbe proprio la richiamata zona grigia alla base dell’esistenza delle soapland che potrebbe aver contribuito nel tempo a creare un ambiente nel quale il rapporto personale può diventare parte dell’esperienza acquistata. Le soapland attirano spesso clienti disposti a spendere cifre elevate e a tornare con grande frequenza. Ed è proprio la continuità del rapporto a rendere più difficile interrompere il contatto quando l’interesse del cliente diventa ossessivo.

Alcune lavoratrici adottano quindi strategie tutt’altro che intuitive. Invece di interrompere bruscamente il rapporto con un cliente considerato pericoloso, possono cercare di rendergli progressivamente meno piacevole l’esperienza, fino a spingerlo a cambiare ragazza.

Fingere di essere stanche, rendere più complicate le prenotazioni o persino assumere un comportamento volutamente sgradevole diventano strumenti per creare distanza senza provocare una reazione immediata. Il problema è che le possibilità di protezione restano limitate. In passato, a Yoshiwara, si sono già verificati altri omicidi di lavoratrici all’interno di soapland, compreso un caso nel 2003 e un altro nel 2023.

Alcuni locali hanno introdotto allarmi e metal detector, ma le lavoratrici intervistate sostengono che queste misure non siano sempre sufficienti. A complicare ulteriormente la situazione ci sono lo stigma sociale legato al mestiere e il timore di rivolgersi alla polizia. Intanto, l’uso sempre più frequente di messaggi e contatti diretti con i clienti rende più difficile mantenere separati lavoro e vita privata.

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