Sono trascorsi quasi 60 giorni dall’assalto di Ceuta del 31 luglio e la situazione, nell’exclave spagnola è critica. Al di là dei proclami politici del governo di Pedro Sanchez, che aveva annunciato la completa soluzione in 48 ore, nella Città autonoma affacciata sulle coste sud del Mediterraneo nel Continente africano, oggi Ceuta vive in stato di emergenza totale. Ci sono migliaia di migranti ancora all’interno dei confini, forse 20.000 secondo i nuovi conteggi, che considerano anche quelli che hanno vissuto nascosti nei tunnel, dai quali stanno uscendo ora. Ma a fronte di un numero così alto di irregolari, con conseguenti problemi per la sicurezza pubblica, ci sono pochi militari a Ceuta. Il contingente dispiegato nei giorni immediatamente successivi all’invasione è stato ridotto ormai da tempo e i militari presenti non riescono a fare fronte alle emergenze, pur essendo fondamentali per la tutela dei residenti.
Inoltre, nelle ultime settimane si stanno moltiplicando i video che arrivano da Ceuta che mostrano il personale militare picchiare i migranti, soprattutto nelle spiagge e nei quartieri periferici dove si registra la maggiore concentrazione di irregolari. In un primo episodio, riportato da El Diario che sta verificando le segnalazioni, lungo la strada che delimita il quartiere di El Príncipe, si vedono due soldati inseguire e bloccare un giovane migrante sul pendio di una collina e nonostante l’uomo sia immobilizzato a terra, non viene risparmiato l’uso dei manganelli. Nelle stesse immagini, altri migranti vengono trattenuti e spinti in un fosso adiacente, dove subiscono un trattamento analogo, mentre un residente richiama i militari: “Non esagerate, non esagerate”.
I residenti di Ceuta chiedono che gli irregolari vengano allontanati dal loro territorio per tornare a vivere ma sostengono che ora i militari “stanno esagerando”, perché “se li si vuole cacciare, li si cacci. Se qualcuno fa qualcosa di male, che venga la Policía o la Guardia Civil. ma picchiarli no”. El Diario si è messo in contatto con la Moncloa, che ha espresso “totale sgomento”, condannando “queste immagini. Ovviamente il governo avvierà un’inchiesta”. Al contrario, il Ministero della Difesa ha preferito non rilasciare dichiarazioni in merito agli accertamenti in corso. Colpisce tuttavia il silenzio politico davanti a tutto questo, nonostante si stia verificando sotto la guida di un governo a trazione socialista. L’opinione pubblica e la stampa, al netto di qualche voce fuori dal coro, che comunque non si sbilanciano sull’esecutivo, si astengono dal sollevare le solite, sempre e comunque strumentali, accuse di “fascismo” o “razzismo di Stato”, che per molto meno vengono rivolte ai governi di centrodestra europe. Incluso quello italiano.
