Nella notte tra il 18 e il 19 novembre 2023, la comunità di Crépol, un piccolo borgo rurale nel dipartimento della Drôme, in Francia, stava festeggiando il tradizionale ballo d’inverno nella sala delle feste locale ma verso la fine della serata un gruppo di persone, in parte provenienti dal quartiere popolare della Monnaie a Romans-sur-Isère e tutte con background migratorio, ha scatenato una rissa. All’esterno del salone sono spuntati diversi coltelli e quattro persone sono rimaste ferite in modo grave: tra loro c’era anche Thomas Perotto, uno studente di 16 anni, giocatore di rugby nella squadra locale, morto durante il trasporto d’urgenza in ospedale.
Ora, per quell’omicidio, viene contestata ufficialmente l’aggravante del “razzismo” verso “la razza bianca e la nazione francese” nel rinvio a giudizio per 11 persone, che ora rischiano l’ergastolo. Il percorso per arrivare a questa formula finale è stato ostico: a giugno 2026 i pubblici ministeri (parquet) di Valence presentano la loro requisitoria definitiva ma non chiedono l’aggravante del razzismo perché secondo loro i testimonianze erano troppo scarse, imprecise e contraddittorie; a luglio 2026 i giudici istruttori, che sono indipendenti dal parquet di Valence, emettono un secondo “avviso di fine informazione” e includono l’aggravante del razzismo contro “la razza bianca e la nazione francese”; ad agosto 2026 i pm contestano formalmente questa decisione dei giudici istruttori, sostenendo ancora una volta che le testimonianze non sono sufficienti e quindi chiedono di non trattenere l’aggravante; a settembre 2026 (ieri), quindi, i giudici istruttori emettono l’ordinanza di rinvio a giudizio definitiva. Confermano l’aggravante del razzismo e rinviano i 11 accusati davanti alla Corte d’assise dei minori con questa locuzione, decidendo di non seguire il parere del parquet e di mantenere l’aggravante.
L’inchiesta giudiziaria si è rivelata fin da subito complessa a causa dell’omertà tra gli indagati, ma i giudici nelle ultime ore sono arrivati al termine del loro lavoro rinviando a giudizio undici soggetti davanti alla Corte d’assise dei minori per omicidio aggravato. A fare la differenza è stata la decisione di accogliere l’aggravante dell’odio razziale, fondata sui racconti forniti alle forze dell’ordine nell’immediato. Diciannove testimoni diretti hanno infatti riferito di aver sentito frasi come “Siamo qui per accoltellare dei bianchi” e “sporco francese di merda”. Nessuno degli indagati ha mai ammesso di aver sferrato il colpo fatale e nessuno dei presenti ha mai denunciato quel nome.
Gli avvocati difensori Seydi Ba e Diala Al-Shaman hanno sollevato forti dubbi sull’imputazione collettiva: “Questo rinvio solleva una questione fondamentale: come si può rinviare a giudizio il nostro assistito per omicidio aggravato da una circostanza di razzismo quando né il colpo mortale né alcuna frase razzista gli sono personalmente imputati? Contestiamo questa logica: ognuno deve rispondere dei propri atti, e di nient’altro”. Di parere opposto Denis Dreyfus, legale di diverse vittime, che si è detto “molto soddisfatto” della scelta dei giudici: “Era molto importante per i miei assistiti restituire la giusta qualificazione ai fatti così come li hanno vissuti”. Il capogruppo de Les Républicains, Laurent Wauquiez, ha chiosato: “La giustizia giudicherà gli accusati con circostanze aggravanti legate al razzismo anti-francese. Per troppo tempo alcuni hanno preferito voltare lo sguardo piuttosto che affrontare questa questione” mentre il sindaco di Romans-sur-Isère, Marie-Hélène Thoraval, ha aggiunto che “affrontare la realtà si rende necessario”.
