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Droni, cecchini e assalto alla Casa Bianca: ecco come l'FBI ha sventato l'attentato contro Trump

Cinque arresti e una rete di almeno 23 persone identificate. L'obiettivo era il gala UFC organizzato alla Casa Bianca per gli 80 anni del presidente americano. Washington torna a fare i conti con la minaccia della violenza politica

Droni, cecchini e assalto alla Casa Bianca: ecco come l'FBI ha sventato l'attentato contro Trump
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Per quattro giorni, mentre Washington si preparava a ospitare uno degli eventi più insoliti e controversi della recente storia americana, gli agenti dell'FBI hanno lavorato nel massimo riserbo per impedire quella che avrebbe potuto trasformarsi in una strage.

Il bersaglio era il "UFC Freedom 250", il gala di arti marziali miste andato in scena domenica nei giardini della Casa Bianca in occasione del 250° anniversario degli Stati Uniti e dell'ottantesimo compleanno di Donald Trump. A confermare l'esistenza di una minaccia concreta è stato il direttore del Federal Bureau of Investigation, Kash Patel, spiegando che l'operazione è scattata dopo che il 10 giugno le autorità erano venute a conoscenza di un possibile piano terroristico.

Secondo quanto riferito dall'FBI, diversi sospetti sono stati fermati nel corso di un'operazione coordinata che ha coinvolto più Stati americani. Gli attacchi pianificati sono stati fermati sul nascere, ha dichiarato Patel, senza fornire ulteriori dettagli sull'identità degli arrestati o sui loro moventi.

Il piano: droni esplosivi e il panico tra la folla

Le informazioni emerse nelle ultime ore delineano uno scenario inquietante. Cinque persone sarebbero finite in custodia, mentre altre ventitré sarebbero state identificate come parte della rete coinvolta nell'organizzazione dell'attacco. Gli investigatori avrebbero ricostruito i contatti attraverso conversazioni avvenute sull'applicazione criptata Signal.

L'idea iniziale sarebbe stata quella di utilizzare droni caricati con esplosivi per colpire edifici nelle vicinanze del South Lawn, dove oltre quattromila invitati assistevano agli incontri di UFC. L'obiettivo non sarebbe stato soltanto provocare vittime immediate, ma soprattutto generare il caos tra la folla e mettere in crisi il dispositivo di sicurezza predisposto attorno alla Casa Bianca.

Il "Freedom 250" era considerato un evento ad altissimo rischio: ospitato all'interno del perimetro presidenziale, aveva richiamato membri dell'amministrazione, imprenditori, militari e personalità del mondo dello spettacolo e dello sport. Per questo il Secret Service aveva predisposto misure di sicurezza eccezionali, inserendo la manifestazione tra gli eventi nazionali più protetti.

I cecchini e il tentativo di sfondare i cancelli

Secondo la ricostruzione emersa da fonti investigative, il piano prevedeva una seconda fase ancora più drammatica. Una volta innescato il panico con l'attacco dei droni, dei cecchini avrebbero dovuto colpire le persone in fuga, sfruttando la confusione per aumentare il numero delle vittime. Successivamente, un secondo gruppo avrebbe tentato di forzare i cancelli della Casa Bianca approfittando del disorientamento generale e della pressione esercitata sulle forze dell'ordine.

Si tratta di elementi che non compaiono ancora nei documenti giudiziari ufficiali ma che stanno orientando il lavoro degli inquirenti, impegnati a capire se dietro il progetto vi fosse una vera organizzazione strutturata o un gruppo di estremisti coordinati autonomamente.

L'inchiesta avrebbe preso una svolta decisiva dopo il ritrovamento, sul telefono di uno dei sospettati arrestati in Ohio, di messaggi criptati che avrebbero permesso di ricostruire l'intera rete e i suoi piani operativi.

La nuova stagione della violenza politica americana

Intervenendo sulla vicenda, il vicepresidente J.D. Vance ha definito il complotto “piuttosto serio”, osservando che un'operazione di quella portata avrebbe richiesto risorse economiche consistenti e una notevole capacità organizzativa. Per Vance non si sarebbe trattato di “pochi individui fuori controllo”, ma di un piano che lascia intravedere una rete più ampia alle spalle.

Trump, impegnato al G7 di Evian, ha invece

dichiarato ai giornalisti di non essere ancora stato informato nei dettagli dell'operazione. Una risposta che non ha impedito alla vicenda di riaccendere il dibattito sulla vulnerabilità dei simboli istituzionali americani.

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