Il collasso della frontiera di Ceuta non è soltanto l’ennesima emergenza migratoria ai confini dell’Europa e dello spazio di Schengen, ma sembra esserci qualcos’altro e, soprattutto, dal governo spagnolo sono arrivate le prime ammissioni di responsabilità per un sistema di controllo che pare non abbia funzionato come avrebbe dovuto. Il bilancio dell’ondata di ingressi irregolari registrata nella città autonoma ha numeri imponenti, con una facile penetrazione di oltre 60mila migranti irregolari dentro i confini di Schengen e, soprattutto, emergerebbe una mancanza di comunicazione da parte delle istituzioni spagnole: l’esecutivo guidato da Pedro Sánchez ha ammesso di aver appreso dell’arrivo di decine di migliaia di persone soltanto nel momento in cui la massa ha iniziato a varcare la linea di confine.
La conferma è arrivata dal delegato del governo a Ceuta, Miguel Ángel Pérez, che ha ammesso senza mezzi termini la totale assenza di allarmi preventivi. “Non abbiamo avuto, qui almeno in questa delegazione, non avevamo alcun tipo di informazione fino a quando non abbiamo iniziato a vedere quelle persone entrare attraverso il confine in quel modo”, ha spiegato Pérez. Interpellato da El Mundo sul mancato intervento dei servizi d’intelligence, il delegato ha precisato: “Per quanto di mia competenza, che non è molta rispetto a questi servizi, le posso assicurare che è così. Rispetto a quello che è successo giovedì mattina, tutti hanno iniziato ad avere informazioni solo mentre stava accadendo. Prima che accadesse, nessuno aveva alcuna informazione”. Sulla stessa linea il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, il quale ha ribadito che non esisteva “nessun rapporto al riguardo che una situazione come quella accaduta potesse sorgere”.
Fino a mercoledì la situazione veniva descritta come una complessa crisi d’afflusso ordinario, con circa 1.500 persone gestite a ridosso del Centro di Soggiorno Temporaneo degli Immigrati (CETI). Poi, la svolta improvvisa di giovedì, con migliaia di ingressi a piedi e a nuoto che hanno costretto il governo a rincorrere gli eventi per tentare di riprendere il controllo della zona. Madrid ha dovuto disporre un piano d’emergenza, portando gli agenti delle forze di sicurezza sul campo da 696 a 1.042 e affiancando loro un contingente straordinario di 2.000 militari dell’esercito. “Rimarranno per tutto il tempo necessario”, hanno assicurato da Madrid anche per rassicurare i cittadini che si sono sentiti abbandonati. Può un Paese dell’Unione europea ammettere, a pochi giorni dalla convocazione di una riunione straordinaria dei ministri dell’Interno, che la violazione dei confini dell’Unione nasce da una mancata comunicazione da parte dei servizi? Quanto sono vulnerabili le frontiere europee in Spagna? Sono domande a cui si dovrebbero fornire delle risposte.
