Da ormai molti anni siamo abituati a vedere sul mercato praticamente qualsiasi tipologia di prodotti “Made in China”. Non era ancora capitato, o comunque non in maniera così massiccia, che Pechino facesse concorrenza all’Europa sull’esportazione delle bare a costi molto moderati, così bassi da far sorgere più di un dubbio che possa trattarsi di concorrenza sleale.
La richiesta di indagini
Come riporta il sito web internazionale Politico, produttori europei di bare si stanno unendo per chiedere a Bruxelles di indagare sulle importazioni cinesi specificando che i prezzi bassi e le potenziali “scappatoie doganali” stanno minacciando un settore che si basa su uno dei mercati più prevedibili del continente: la morte. Un gruppo di produttori che ancora non aveva una lobby dedicata, avrebbe formato una coalizione e incontrato funzionari della Commissione europea, compresi quelli del dipartimento del commercio.
Pronta una denuncia
Il gruppo sta preparando una denuncia antidumping: con questo termine si intende quando un’azienda straniera (in questo caso la Cina) vende i propri prodotti in un altro mercato a un prezzo inferiore rispetto a quello praticato nel proprio mercato nazionale o inferiore al costo di produzione, con l’obiettivo di sbaragliare la concorrenza locale e conquistare quote di mercato.
Nel caso delle bare cinesi, ci sarebbe una richiesta all’Ue per indagare se i produttori cinesi stiano vendendo i loro prodotti in Europa a prezzi slealmente bassi. I danni, comunque, sono già presenti: negli ultimi cinque anni circa un quarto dei produttori europei di bare ha chiuso i battenti, con una riduzione del numero da circa 120 a 90 unità come viene spiegato a Politico da Folco Ciulli, un consulente che sta coordinando la denuncia.
Le differenze di prezzo
Ma qual è la differenza reale dei costi? In Italia, ad esempio, produrre una bara ha un costo di 260 euro contro gli 80 euro della Cina, un confronto che non può reggere. In questo modo, le bare verrebbero vendute nel mercato europeo a un prezzo intorno a 100-110 euro. I vantaggi per cui i cinesi esporterebbero a questi prezzi sono diversi: dai sussidi per l’export a quelli statali ma anche ai bassi costi di materia prima e del lavoro. Tra l’altro, sarebbero anche utilizzate vernici non consentite in Ue.
Nel 2025, un gruppo di parlamentari europei ha rivolto un appello al Commissario per il Commercio, Maroš Šefčovič, esprimendo forti preoccupazioni in merito alla concorrenza cinese sentendosi dire che l’industria poteva presentare un reclamo commerciale formale. “L’Ue adotta misure energiche per proteggere le proprie industrie dalle importazioni sleali e al momento ha in vigore oltre 200 provvedimenti”, ha dichiarato un portavoce della Commissione. Quest’ultimo si è poi rifiutato di confermare gli incontri con i produttori, affermando che i contatti con l’industria in merito a potenziali reclami in materia di difesa commerciale sono riservati.
