Una falsa identità societaria, offerte professionali apparentemente legittime e una rete di domini sequestrata negli Stati Uniti. È la vicenda della società australiana Horizzen, con sede a Brisbane, descritta dal The Guardian nell’ambito di un’indagine statunitense su presunte attività di acquisizione di informazioni sensibili. Per le autorità, l’identità digitale di imprese reali sarebbe stata utilizzata per creare coperture professionali e avvicinare specialisti attraverso il mercato del lavoro online.
Cosa sappiamo
Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico, dalla metà del 2025 Horizzen ha iniziato a ricevere candidature relative a presunti incarichi negli Stati Uniti che la società afferma di non avere pubblicizzato. Un sito web riproduceva diversi elementi identificativi dell’azienda, tra cui nome, indirizzo, numero telefonico e contenuti, inducendo alcuni candidati a ritenere di essere in contatto con la società australiana.
La vicenda è emersa nel giugno 2026, quando il dominio associato alla falsa identità è stato sequestrato dalle autorità statunitensi nell’ambito di un procedimento che ha interessato 13 siti web. Stando alle comunicazioni del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e gli atti dell’FBI, i le piattaforme sarebbero state utilizzate per individuare e avvicinare persone in possesso di competenze o conoscenze considerate sensibili.
Il reclutamento come vettore informativo
Negli atti giudiziari, l’FBI sostiene che le strutture al centro dell’indagine avrebbero cercato di stabilire contatti con persone dotate di competenze specialistiche o di potenziale accesso a informazioni riservate La documentazione citata dalle autorità menziona l’impiego di pseudonimi, identità non autentiche e immagini generate artificialmente.
Il fenomeno era già stato richiamato nel giugno 2026 dai Paesi Five Eyes. Le rispettive agenzie di sicurezza hanno segnalato l’utilizzo di falsi recruiter, consulenti e società apparentemente operative in Paesi occidentali per avvicinare professionisti nei settori della difesa, della sicurezza, delle relazioni internazionali e della ricerca strategica.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale
Per l’FBI, alcune delle identità digitali esaminate nell’inchiesta sarebbero state costruite anche mediante immagini generate artificialmente, una tecnologia che può rendere più rapida la produzione di siti web, profili professionali e materiali digitali progettati per conferire credibilità a organizzazioni inesistenti. Già nel 2024, l’Australian Security Intelligence Organisation (ASIO) aveva richiamato l’attenzione sull’impiego delle piattaforme professionali per avvicinare persone in possesso di informazioni privilegiate attraverso identità presentate come consulenti, ricercatori o recruiter. Le accuse formulate dalle autorità statunitensi sono state respinte dall’ambasciata cinese a Canberra che, a quanto riferito dal The Guardian, ne avrebbe contestato il fondamento.
Il caso Horizzen resta al momento, quindi, al centro dell’indagine statunitense. Gli elementi finora resi pubblici dalle autorità suggeriscono che la combinazione tra contraffazione dell’identità aziendale, reclutamento attraverso piattaforme professionali e strumenti digitali avanzati possa offrire un canale per individuare e avvicinare persone in possesso di competenze o conoscenze di interesse strategico.
