È trascorsa quasi un’intera giornata dal presunto dirottamento del volo Flydubai costretto ad atterrare in Arabia Saudita. Mentre Israele e il governo del regno saudita mantengono lo strettissimo riserbo su chi sia il copilota che avrebbe accoltellato il comandante del velivolo, ancora pochi dettagli trapelano su chi fosse il secondo nella cabina di pilotaggio.
Un’unica certezza: il copilota era impiegato dalla compagnia da soli nove mesi. Funzionari sauditi hanno confermato che entrambi i membri dell’equipaggio ora sono ricoverati in ospedale in seguito all’atterraggio di emergenza all’aeroporto di Tabuk.
Le indagini, al momento, si concentrano su un dettaglio: la ministra dei Trasporti Miri Regev ha chiesto all’Autorità per l’aviazione civile di indagare se gli Emirati Arabi Uniti abbiano violato l’accordo sull’aviazione con Israele, che prevede che solo i piloti in possesso di passaporto di Paesi che intrattengono relazioni diplomatiche con Io stato ebraico possano atterrare in Israele. L’Oman, nazione del copilota, e Israele non intrattengono infatti relazioni diplomatiche. Come è possibile che un pilota omanita stesse fosse il secondo in un volo diretto a Tel Aviv?
Esistono, inoltre, regole israeliane ben precise in fatto di sicurezza e autorizzazione all’ingresso degli aeromobili che impongono requisiti sulla nazionalità di equipaggio e passeggeri. Una guida operativa relativa alle procedure israeliane ASOC indica espressamente che, per determinate autorizzazioni di volo, devono essere fornite copie dei passaporti e che equipaggio e passeggeri devono essere cittadini di Paesi aventi relazioni diplomatiche con Israele.
Tuttavia, l’AIP israeliano (il documento ufficiale con cui ogni Stato pubblica le informazioni e le regole necessarie alla navigazione aerea nel proprio spazio), aggiornato al 6 agosto scorso, disciplina specificamente l’ingresso degli equipaggi in questo modo: per un membro dell’equipaggio di un servizio commerciale, la licenza o il certificato di membro dell’equipaggio può, in determinate circostanze, essere accettato al posto del passaporto o del visto. Potrebbe essersi verificata proprio qui la falla del sistema.
Secondo quanto riportato dal canale televisivo israeliano N12, le autorità hanno esaminato anche la possibilità che il pilota omanita possedesse la doppia cittadinanza, il che potrebbe avergli consentito di imbarcarsi sul volo per Israele. C’è poi un ulteriore elemento interessante: Flydubai non ha ancora spiegato pubblicamente come sia stata effettuata la verifica di sicurezza dell’equipaggio; la compagnia ha confermato soltanto l’alterco in cabina e ha invitato a non speculare sulle cause mentre è in corso l’indagine.
