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Cronaca internazionale

FlyDubai, il buco nella sicurezza: armato è riuscito a portare il Boeing in picchiata

Controlli rigidissimi, porte blindate e sistemi biometrici non sono bastati a impedire l’attacco sul volo con 182 persone a bordo. Gli esperti puntano il dito sul rischio rappresentato dagli insider e sulle falle dell’intelligence: “La minaccia andava individuata molto prima dell’imbarco”

Attimi di paura Il panico a bordo del volo Flydubai diretto a Tel-Aviv che un uomo ha tentato di far precipitare. Il disastro è stato evitato da diversi passeggeri che sono riusciti ad atterrare in sicurezza in Arabia Saudita

Era riuscito a procurarsi un coltello e a portare un aereo con a bordo 182 persone in una picchiata così ripida da rischiare di farlo a pezzi in volo. Prima ha accoltellato il comandante e poi ha fatto precipitare l’aereo verso il suolo. E’ riuscito a far scendere il Boeing in una violenta picchiata d’emergenza, passando in circa 30 secondi da oltre 10.000 metri a circa 4.000 metri d’altezza. Scortato anche da caccia israeliani, l’aereo ha effettuato un atterraggio d’emergenza a Tabuk, nel nord dell’Arabia Saudita. Fortunatamente, tutti i passeggeri e l’equipaggio sono stati tratti in salvo. Ma il punto è: come è riuscito il dirottatore a eludere una delle reti di sicurezza aerea più rigorose al mondo? La rotta che collega gli Emirati Arabi Uniti e Israele è una delle più sensibili al mondo, sempre iper controllata. Qualora quest’ultimo dovesse essere un atto terroristico, “sarebbe il più significativo complotto terroristico che coinvolge un aereo passeggeri commerciale negli ultimi anni”, ha affermato in un rapporto la società di sicurezza aerea Osprey Flight Solutions.

Il Medio Oriente ha una lunga storia di dirottamenti. Per contrastare tali attacchi, entrambi i Paesi dispongono di alcune delle tecnologie di sorveglianza più avanzate e di reti di intelligence più istruite. Allora, come è potuto avvenire ciò? Tanti i dubbi e i buchi. Le normative aeronautiche sono state rese più rigide in seguito agli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti e allo schianto intenzionale del volo Germanwings 9525 sulle Alpi francesi. Ad esempio sono state introdotte porte blindate per impedire agli intrusi di accedere alla cabina di pilotaggio. Oppure è prevista la presenza costante di due membri dell’equipaggio nella cabina di pilotaggio. Il pilota responsabile dello schianto sulle Alpi era stato in cura psicoterapeutica per tendenze suicide. Da allora, il settore si confronta pure con le problematiche legate alla salute mentale.

Gli esperti del settore aereo ritengono che l’aeroporto internazionale di Dubai garantisca elevati standard di sicurezza. È stato costantemente lo scalo più trafficato al mondo per i viaggi internazionali, collegando passeggeri provenienti da paesi considerati a rischio, come Afghanistan e Iran. L’aeroporto utilizza sistemi di riconoscimento facciale per identificare i passeggeri ed effettua controlli radiografici sui bagagli a mano in entrata e in uscita dal Paese, ricorda il Wall Street Journal. I controlli dunque sono rigorosi. Secondo gli esperti, tuttavia, ciò non esclude la possibilità di azioni compiute da personale interno o di una più ampia falla nella sicurezza. Nel maggio 2024, il Revisore generale di Israele ha pubblicato un rapporto che evidenzia gravi criticità nella sicurezza dei voli da e per il Paese, tra cui misure di sicurezza inadeguate negli aeroporti esteri.

Per diversi mesi di quest’anno, Israele ha impedito alle proprie compagnie aeree di operare tra Dubai e Tel Aviv, a causa dei rischi connessi al conflitto con l’Iran. Non si sa ancora con certezza se si sia trattato di un complotto terroristico o se sia stata solo una lite, ma chi opera dall’interno sa solitamente come aggirare le misure di sicurezza in vigore, proprio perché fa parte del sistema. Ciò che è certo è che si è già verificata una falla nell’attività di intelligence che avrebbe dovuto impedire l’attuazione del piano a monte. Matthew Borie, Chief Intelligence Officer e co-fondatore di Osprey Flight Solutions spiega: “Se si fosse trattato davvero, come sostenuto dagli israeliani, di un attacco terroristico di matrice jihadista, l’idea che dovesse essere individuato all’ultimo controllo prima dell’imbarco è problematica”, ha sottolineato. “Quando sono coinvolti soggetti interni, si esercita una pressione enorme sull’anello più basso della catena affinché blocchi la minaccia”. Dunque si doveva agire prima, molto prima.

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