Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 03:46
Cronaca internazionale

"Gaza senza benzina". L'ultima balla dei palestinesi

Secondo l’agenzia dell’Onu per la Palestina manca il carburante per i generatori degli ospedali di Gaza. Ma l’IDF propone una versione molto diversa

"Gaza senza benzina". L'ultima balla dei palestinesi

Guerra in Medio Oriente, giorno 20. Israele si sta preparando per l’invasione di Gaza, è atteso solo il via libera del gabinetto di guerra. Ma il conflitto è anche propaganda e anche da questo punto di vista la battaglia è senza esclusione di colpi. Secondo quanto riferito mercoledì dall’UNRWA (l’agenzia delle Nazioni Unite per la Palestina), Gaza sta finendo la benzina: manca il carburante per i generatori degli ospedali e la situazione è di piena emergenza. Una versione smentita in maniera categorica da Israele, che ha puntato il dito contro i miliziani di Hamas.

"Droni, guerra dei tunnel e trappole di Hamas: perché l'attacco a Gaza sarà un inferno"

"Abbiamo ancora un'autonomia di 24 ore, poi dovremo interrompere la nostra attività. Ci serve carburante, non ne abbiamo più […] Senza carburante, si ferma tutto e sarà crisi umanitaria inimmaginabile: non possiamo movimentare camion, auto e personale. Non funzionano gli ospedali, non funzionano le macchine per la desalinizzazione, non funziona nulla", il racconto alla Stampa di Adnan Abu Hasna, media advisor dell'UNRWA. Entrando nel dettaglio, l’elettricità a Gaza proviene da due fonti: 120 MegaWatt da Israele e 70 MegaWatt dalla centrale elettrica di Gaza. Il primo canale è stato bloccato il 9 ottobre, mentre il secondo ha esaurito il carburante l’11 ottobre ed è stato spento. Ma come anticipato secondo Israele la situazione è molto diversa rispetto a quella raccontata dall’UNRWA.

È caos al valico di Rafah. Aiuti ok ma niente gasolio. E la Striscia è nel dramma. "Ospedali al collasso, ferme anche le incubatrici"

A Gaza di benzina ce n’è in abbondanza, ma è tutta nelle mani di Hamas: l’IDF non ha dubbi. Come evidenziato da Libero, Tel Aviv sostiene che il gruppo terroristico palestinese stia usando grandi quantità di carburante per il sistema di ventilazione dei loro tunnel e per i loro attacchi, tra mobilitazioni e affondi missilistici. Il portavoce dell’esercito, il colonnello Peter Lerner, è perentorio: “Non possiamo lasciare che il carburante passi attraverso Israele per finire nelle mani di queste persone, questi macellai”. Secondo quanto testimoniato dall'IDF con dettagliate fotografie aeree, i serbatoi sono sparsi in tutta l’area della Striscia. Uno di questi, nei pressi del valico di Rafah, conterrebbe 350 mila litri di diesel e 500 mila litri di benzina.

Lo scontro è aperto anche sul piano della comunicazione. Hamas ha stigmatizzato l’intervento di Lernes con un comunicato: “Questa menzogna dimostra quanto il portavoce dell’esercito israeliano sia di mentalità ristretta e incapace di fare affermazioni credibili”. Sul dossier è intervenuta anche la Casa Bianca con il portavoce della Sicurezza nazionale John Kirby: le preoccupazioni di Israele sono legittimi ma il carburante deve poter arrivare alla popolazione di Gaza. Ricordiamo che Washington, con 343 milioni di dollari, è il maggior contributore dell’UNRWA e non è possibile escludere possibili pressioni in tal senso.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.