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Cronaca internazionale

Gli Houthi minacciano la rotta del Golfo Persico: ecco perché è a rischio un altro punto marittimo cruciale per il greggio

Gli analisti ritengono che gli attacchi a oleodotti, porti e petroliere possano ridurre ulteriormente il volume di petrolio del Golfo destinato al mercato globale

Non solo Hormuz. Bab el-Mandeb, l'altro stretto con cui Teheran può ricattare l'Occidente

Il Medio Oriente, l’epicentro della produzione energetica mondiale, sta affrontando la più grave crisi di approvvigionamento degli ultimi decenni. I negoziati tra Iran e Stati Uniti si trovano in una situazione di stallo. Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, un tempo il principale punto di transito mondiale per il petrolio, rimane limitato e ben al di sotto dei livelli pre-bellici.

Venerdì, i militanti Houthi sostenuti dall’Iran hanno esteso il loro controllo sul Mar Rosso, minacciando una rotta cruciale per il greggio proveniente dal Golfo Persico. Nello stretto di Bab el-Mandeb, un altro punto di passaggio strategico per le esportazioni petrolifere che collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano e alle rotte marittime verso l’Asia, gli Houthi hanno conquistato l’isola di Perim e hanno raggiunto la città yemenita di Dhubab. L’avanzata è avvenuta nonostante il sostegno militare saudita alle forze che si oppongono agli Houthi e, secondo fonti informate, nonostante il supporto tecnico e di intelligence fornito dagli Stati Uniti nei combattimenti.

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha chiesto assistenza militare al presidente Trump, quest’ultimo ha risposto che gli Stati Uniti lo avrebbero fornito in ogni ambito, eccetto che per azioni di attacco diretto. L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom e responsabile per il Medio Oriente, si è recato in Arabia Saudita per manifestare sostegno. Gli Stati Uniti dispongono di decine di consiglieri militari nel Regno impegnati a supportare le operazioni. L’intensificarsi degli attacchi sta inducendo gli armatori, anche quelli con un’elevata propensione al rischio, a evitare di avventurarsi nella regione.

Secondo gli esperti, il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb da parte dei ribelli yemeniti offre a un alleato dell’Iran una maggiore capacità di minacciare un secondo punto di passaggio marittimo cruciale, aumentando la pressione su Washington affinché protegga la navigazione nel Mar Rosso, proprio mentre le forze Usa faticano già a porre fine al controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz.

Intanto in seguito all’intensificarsi degli attacchi della milizia Houthi le quotazioni del petrolio hanno superato brevemente i 108 dollari al barile. Gli analisti ritengono che gli attacchi a oleodotti, porti e petroliere possano ridurre ulteriormente il volume di petrolio del Golfo destinato al mercato globale. Ciò, a sua volta, si ripercuote sul mercato obbligazionario. Le esportazioni di petrolio dall’Arabia Saudita, da sempre il più importante produttore del Medio Oriente, sono crollate il mese scorso al livello più basso degli ultimi 13 anni almeno.

Ad agosto, l’offerta di greggio del Regno è scesa di 2,3 milioni di barili al giorno, attestandosi a 6 milioni di barili giornalieri. L’anno scorso, l’Arabia Saudita ha prodotto in media circa 9,4 milioni di barili al giorno. Nel secondo trimestre, il prodotto interno lordo saudita si è contratto del 4,7% su base annua, poiché le interruzioni delle esportazioni di petrolio hanno duramente colpito l’attività economica. Ciò potrebbe minacciare la Vision 2030 voluta dal principe ereditario.Ma la Marina statunitense reagisce e cerca di garantire il flusso di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz utilizzando rotte vicine alla costa dell’Oman, sul lato opposto rispetto all’Iran. Tuttavia, ciò ha richiesto un’operazione molto rischiosa. Per le compagnie di navigazione, la traversata dello stretto, un tempo operazione di routine, è diventata un’impresa quasi impossibile. Tra luglio e agosto, il New York Times riporta che almeno 23 navi sono state colpite nelle acque vicino all’Oman. Dall’inizio del conflitto, alla fine di febbraio, almeno 22 marinai hanno perso la vita in Medio Oriente. L’Iran è chiaro nelle sue richieste per porre fine alla guerra. Vuole, tra le altre cose, la fine del blocco navale statunitense ai porti iraniani e lo sblocco dei beni congelati all’estero. Teheran ha inoltre ribadito più volte che manterrà il controllo su Hormuz.

Secondo gli analisti questo nuovo sviluppo conferisce agli Houthi un importante potere contrattuale nei confronti dell’Arabia Saudita, loro acerrimo nemico. Di conseguenza, l’Iran si trova ora in una posizione di forza per accrescere le difficoltà per l’economia statunitense e per il resto del mondo. Ma tornando alla soluzione del conflitto tra Teheran e Washington, ciò prevederebbe una scelta paradossale per Trump. “Potrebbe esserci una via d’uscita chiara, ovvero arrendersi all’Iran”, ha osservato Elliott Abrams, esperto del Council on Foreign Relations ed ex rappresentante speciale per l’Iran e il Venezuela durante la prima amministrazione Trump. “La domanda da porre al presidente sarebbe: è disposto a concedere questo pur di superare le elezioni?”

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