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Cronaca internazionale

Il candidato fake per fare perdere i Repubblicani: è bufera sui dem in Alaska

A cinque giorni dalle midterm del 3 novembre, la corsa per il Senato precipita nel caos. Il governatore repubblicano ordina un’indagine su un presunto piano per confondere gli elettori a vantaggio della dem Mary Peltola

La candidata dem Mary Peltola

Due candidati con lo stesso nome sulla scheda elettorale e un intervento senza precedenti dell’amministrazione federale. A cinque giorni dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, la fredda Alaska è diventata uno dei principali epicentri dello scontro politico.

Al centro della vicenda c’è la sfida per il Senato tra il repubblicano Dan Sullivan, in corsa per la rielezione, e la democratica Mary Peltola. A complicare la competizione è giunto sulla scheda il nome di Daniel J. Sullivan, candidato indipendente che condivide nome e cognome con il senatore uscente. Una coincidenza che i repubblicani considerano tutt’altro che casuale e che, secondo le accuse emerse negli ultimi giorni, sarebbe il risultato di un tentativo organizzato di sottrarre consensi al candidato sostenuto da Donald Trump.

La vicenda si è via via complicata quando il governatore repubblicano Mike Dunleavy ha ordinato al Dipartimento della Pubblica Sicurezza dell’Alaska di avviare un’indagine sulla presunta operazione. La decisione è arrivata dopo un’inchiesta del New York Times, secondo cui persone vicine alla campagna di Peltola, in un’operazione denominata internamente ballot composition project, avrebbero contribuito al reclutamento di un omonimo del senatore repubblicano.

L’ex responsabile della campagna di Peltola, Elisa Rios, ha dichiarato al giornale che la candidata non avrebbe partecipato direttamente all’operazione, ma ne sarebbe stata a conoscenza. La campagna di Peltola e il comitato elettorale dei democratici per il Senato hanno respinto con fermezza qualsiasi coinvolgimento.

Intanto, a Washington, il Dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump ha già avviato un’azione legale contro lo Stato dell’Alaska per impedire, in determinate circostanze, la certificazione del risultato delle elezioni per il Senato. Il ricorso, depositato il 22 ottobre scorso, sostiene che la presenza di due candidati con nomi quasi identici possa compromettere la libera espressione degli elettori.

L’Alaska, attraverso il proprio Dipartimento di Giustizia, ha chiesto al tribunale federale di respingere immediatamente il ricorso dell’amministrazione presidenziale, sostenendo che non esista una base giuridica per impedire la certificazione del voto. Nella memoria depositata in tribunale, i legali statali avvertono che ritardare la proclamazione dei risultati soltanto nel caso in cui un determinato candidato perda rischierebbe di compromettere proprio l’integrità elettorale che Washington dichiara di voler proteggere.

La giudice federale Sharon Gleason ha disposto un calendario accelerato per l’esame del caso, sottolineando che il governo ha presentato il ricorso quando le operazioni di voto erano già iniziate e dopo che la Corte Suprema dell’Alaska aveva stabilito, mesi prima, che Daniel J. Sullivan dovesse comparire sulla scheda. Una decisione sulle richieste di archiviazione potrebbe arrivare già domani.

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