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Cronaca internazionale

Il falso mito del Paese modello

La civiltà non si misura quando tutto funziona. Si misura quando qualcosa di enorme e irreparabile va storto

Armed police officers patrol near the Schachen horse racing track in Aarau following a shooting during a rave event near Aarau, Switzerland, Sunday, Aug. 30, 2026. (Michael Buholzer/Keystone via AP)

Forse è arrivato il momento di smettere di considerare la Svizzera l’alunno modello dell’Europa e di cominciare a guardarla per quello che fa, non per quello che racconta di essere. Dopo Crans-Montana e la tragedia del rave, la diffidenza italiana verso la Svizzera non può essere tacciata solo di provincialismo e invidia. È qualcosa di più serio: il sospetto che dietro il mito dell’ordine ci sia soltanto un’abile amministrazione dell’immagine dell’ordine. A Crans-Montana sono morti 41 giovani. E la sensazione è stata quella di trovarsi davanti a un sistema più preoccupato di certificare la propria correttezza formale che di misurarsi con la domanda sostanziale: come è stato possibile? La civiltà non si misura quando tutto funziona. Si misura quando qualcosa di enorme e irreparabile va storto. È allora che un Paese deve dimostrare non solo di avere regole, ma di saper dubitare delle proprie regole, non solo di avere istituzioni, ma di saperle mettere sotto esame, non solo di rispettare le procedure, ma di capire quando non restituiscono giustizia alla realtà. Poi è arrivato il rave, con la morte di una ragazza italiana. Un’altra tragedia, non sovrapponibile alla prima. Ma ancora una volta la Svizzera è apparsa improvvisamente meno protetta dalla sua leggenda. Per decenni abbiamo guardato oltre il confine con una curiosa miscela di ammirazione e irritazione, come davanti a un Paese che sembrava quasi un’eccezione antropologica. Ma nessun Paese è un modello per diritto divino. E nessuna società è civile perché riesce a sembrarlo. La civiltà non è la pulizia delle strade o la puntualità degli orologi. È la capacità di guardare i propri errori senza nasconderli dietro la compostezza. Dopo una tragedia non serve salvare l’immagine di un Paese. Serve salvare la verità. Forse è questo che l’Italia chiede oggi alla Svizzera. Non di essere perfetta. Ma di smettere, almeno per un momento, di volerlo sembrare. La reputazione è solo ciò che gli altri credono di te. La civiltà, invece, è ciò che resta quando quella reputazione non basta più a proteggerti dallo specchio.

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