Halloween sì, ma con il manuale delle istruzioni. Negli Stati Uniti anche la notte dei travestimenti finisce sotto la lente del politicamente corretto, con università e uffici dedicati alla diversità impegnati a spiegare agli studenti quali costumi rischiano di trasformarsi in una pericolosa forma di “appropriazione culturale”. Così ninja, poncho e copricapi dei nativi americani entrano nell’elenco dei travestimenti da maneggiare con cautela, mentre nei campus proliferano incontri, avvisi e iniziative dedicate alla sensibilità culturale.
Alla University of Arkansas, la Unity House ha organizzato una presentazione dal titolo “Culture not a Costume”. L’obiettivo era illustrare le “negative outcomes” dell’appropriazione culturale e mettere in guardia gli studenti dalle rappresentazioni considerate dannose o stereotipate.
Jose Torres, responsabile della programmazione culturale dell’ateneo, ha spiegato che l’appropriazione può produrre una rappresentazione distorta di una determinata cultura, finendo per alimentare percezioni sbagliate. Durante l’incontro sono stati indicati diversi esempi: l’imitazione degli accenti, il cosiddetto “brownfishing” e il “Blackfishing”, vale a dire il tentativo di apparire appartenenti a un’altra etnia, ma anche lo sfruttamento commerciale di festività culturali come il Cinco de Mayo da parte di chi non appartiene a quella tradizione.
Poi arrivano i costumi. Il giornale studentesco dell’università, l’Arkansas Traveler, ha indicato tra gli esempi considerati “culturally offensive” l’abbigliamento da ninja, i copricapi dei nativi americani e i poncho. Insomma, prima di uscire di casa con una maschera potrebbe essere opportuno interrogarsi sull’albero genealogico del proprio travestimento.
La stessa prudenza è arrivata dalla Minnesota State University di Mankato, dove è stato organizzato un incontro chiamato “DEI Halloween Awareness”. Scopo dichiarato: aiutare gli studenti a comprendere l’impatto che stereotipi e appropriazione culturale nei costumi di Halloween possono avere sulle comunità multiculturali. “Spooky or stereotype? Our cultures are not costumes”, recitava la grafica utilizzata per pubblicizzare l’iniziativa.
La febbre dell’Halloween corretto ha raggiunto anche la University of California Riverside. In vista del concorso per i dipendenti, l’ateneo ha invitato tutti alla “cultural sensitivity”. I costumi, si legge nelle indicazioni, non dovrebbero basarsi su stereotipi semplificati di carattere etnico, razziale, religioso, di genere o legati alla disabilità, perché rischierebbero di ridurre le diverse identità a caricature.
Una severità che, però, sembra diventare decisamente più elastica quando il travestimento incontra la cultura drag. Come nota The College Fix, nello stesso periodo sono numerose le università americane che organizzano spettacoli a tema.
Alla Loyola University Chicago è andato in scena il “Campus Drag Collective: Harvest Xtravaganza”, mentre la Widener University ha ospitato il “Queer History Mystery Drag Reveal”, finanziato anche dal Center for Social Work Education, dal College of Health and Human Services e dall’Office of Inclusion and Belonging. Alla University of Nebraska-Lincoln, invece, il gruppo LGBTQIA+ Spectrum ha persino proposto agli studenti un workshop su come realizzare uno spettacolo drag in vista della “Night of the Living Drag Show”. Alla Northeastern University, infine, l’organizzazione studentesca SHARE ha preparato “A very queer Halloween”, occasione per scoprire quelle che vengono definite le “queer roots” della festa. Nel calendario anche una serata per confezionare caramelle e preservativi e un punto dedicato alla salute sessuale con distribuzione gratuita di contraccettivi e Plan B.
Il risultato è un Halloween dalle regole piuttosto curiose. Il ninja può diventare un problema culturale, il poncho una possibile offesa, il copricapo sbagliato una caricatura identitaria. Nel dubbio, prima del “dolcetto o scherzetto” conviene controllare il regolamento dell’università. Perché nella notte in cui, per definizione, tutti fingono di essere qualcun altro, nei campus americani anche travestirsi rischia ormai di diventare una questione serissima.
